mercoledì 13 luglio 2011

Anche Filippo diventa missionario come lo zio Pietro


Carpineti: una grande festa per la famiglia Ganapini Il nipote sarà ordinato sacerdote il 9 luglio a Marore (Pr)
Sono giorni di festa per la famiglia Ganapini, per le loro comunità parrocchiali, per il centro missionario diocesano e per i loro amici, in occasione dell’ordinazione sacerdotale di padre Filippo e del 50esimo di vita missionaria in Madagascar dello zio paterno, don Pietro Ganapini.
E’ don Amedeo Vacondio, parroco di Carpineti e Pantano, ad annunciare con gioia quanto, nei prossimi giorni, verrà celebrato nella Chiesa di Parma e di Reggio. «Padre Filippo Ganapini, figlio di Albino e di Lidia e nipote di don Pietro Ganapini, all’età di 37 anni, il 9 luglio alle 19.30 verrà ordinato sacerdote missionario comboniano nella chiesa parrocchiale di Marore di Parma. Domenica 10 luglio, alle 11.30, celebrerà la prima messa solenne, sempre nella chiesa di Marore».
«Questa circostanza – aggiunge don Amedeo – è legata a un altro motivo molto importante e sulla stessa strada e della stessa dimensione. Infatti la famiglia di padre Filippo è di origine reggiana, oriunda di Pantano di Carpineti e, inoltre, quest’ anno lo zio don Pietro Ganapini, sacerdote reggiano, compie 50 anni di servizio missionario in Madagascar, avendo iniziato questa sua preziosa missione nel novembre del 1961. Perciò si tratta di due avvenimenti singolari e con una specifica dimensione cristiana e missionaria che ha richiesto, da parte loro, decisione, impegno nel seguire Cristo nel ministero dell’Evangelizzazione».
Si tratta, quindi, rimarca ancora il parroco di Pantano, «di due motivi e coincidenze felici per loro due, ma anche di grande gioia e consolante speranza per la loro famiglia, per le comunità che hanno conosciuto e accompagnato e per tutti i doni di cui il Signore li ha abbondantemente arricchiti».
Dopo i primi due importanti appuntamenti nella chiesa di Marore, domenica 17 luglio alle 16.30 padre Filippo Ganapini celebrerà la prima messa nella parrocchia di Pantano di Carpineti, dove ha avuto origine la sua famiglia, dove è nato e cresciuto e dove ha studiato don Pietro Ganapini, mettendo a frutto tutte le sue preziose qualità cristiane, culturali, artistiche, musicali, sacerdotali e missionarie.
Alcune, significative immagini di don Pietro in missione e del nipote padre Filippo esprimono al meglio il quadro generale della vita del missionario e del futuro sacerdote.
«Si tratta quindi di una circostanza singolare – aggiunge emozionato don Amedeo – che esprime e dimostra come nelle nostre famiglie ci siano ancora “piante” con radici solide, da cui sbocciano fiori meravigliosi e profumati e una grande fecondità di frutti per la Chiesa, per il mondo, per il bene dei poveri e per un arricchimento morale, spirituale, culturale ed educativo dei giovani».
Tutte le due diocesi di Parma e di Reggio si rallegrano di gioia ed esultano per le nuove speranze «che questi missionari portino frutti abbondanti soprattutto nella Chiesa di Dio e nella sua espressione missionaria». E conclude: «La famiglia Ganapini ha la gioia di godere della presenza di due missionari, uno incamminato verso il tramonto e l’altro verso una primavera promettente e carica di speranze e di frutti abbondanti per l’annuncio del Vangelo e nel servizio ai poveri più poveri»
Fonte La Gazzetta di Reggio

Cosa fanno gli italiani per il Madagascar

Abbiamo incontrato la dott/ssa Luana Mannocci a Roma e ci ha lungamente parlato di quanto la sua associazione fa da anni per il Madagascar; vi riportiamo qui di seguito alcune delle opere svolte e di altre in corso di esecuzione.
Ci siamo dati appuntamento il 29 luglio quando lei ritornerà in Madagascar per continuare la sua opera benefica.
Grazie Luana, a presto.



2004/2005 FORT DAUPHIN(TOLAGANRO)_
INVIO DI UN MEDICO PRESSO IL DISPENSARIO DELLE FIGLIE DELLA CARITA’ DI FORT DAUPHIN PER UN MESE. E PRESSO LA CASA DELLE SUORE DELLA CARITA’ NEL QUARTIERE DI TANAMBAO.
_COSTRUZIONE DI UN RACCOGLITORE D’ACQUA PIOVANA IN MURATURA DI CAPACITA’ DI 2000 LT,DI UN FORNO E DI UNA MENSA NEL CORTILE DEL DISPENSARIO,DESTINATO ALLA NUTRIZIONE DI 40 FAMIGLIE INDIGENTI
_FINANZIAMENTO ANNUUALE DELLA MENSA NEL DISPENSARIO DELLE FIGLIE DELLA CARITA’S.VINCENT DE PAOLIS, DI FORT DAUPHIN
_FORNITURA ANNUALE DI AGHI E SIRINGHE MONOUSO PER DISPENSARIO DELLE FIGLIE DELLA CARITA’ DIO S.VINCENT DE PAOLIS.
_INVIO DI OTTICO PER LA VALUTAZIONE (SCEENING)DELLA CAPACITA’ VISIVA DEI BAMBINI CON INDIVIDUAZIONE DI COLORO CHE PRESENTAVANO DIFETTO VISIVO ED INVIO DEI SEGUENTI DALL’OCULISTA PRESENTE NELL’OSPEDALE CON CARICO DELLE SPESE SANITARIE SU GIALUMA.
_VISITE MEDICHE,ANALISI E DISTRIBUZIONE DI ANTIPARASSITARI,FERRO E VITAMINE AI BAMBINI DELL’ORFANATROFIO

2005_
SOSTEGNO ECONOMICO ALLA MENSA DI SUOR PAOLA FIORE A TANJOMABATO(FIGLIE DELLA CARITA’) E CHE NUTRE OLTRE 1000 BAMBINI DELLA CAPITALE.
_SOSTEGNO ALLA SCUOLA DELLE FIGLIE DELLA CARITA’ DI TANJOMBATO DOVE GIALUMA SI E’ FATTA CARICO DEL PAGAMENTO DELLO STIPENDIO A 10 INSEGNATI PER 4 ANNI
FORT DAUPHIN
_INVIO DI UN MEDICO PRESSO IL DISPENSARIO DELLE FIGLIE DELLA CARITA’ DI FORT DAUPHIN PERUN MESE. E PRESSO LA CASA DELLE SUORE DELLA CARITA’ NEL QUARTIERE DI TANAMBAO.
_VISITE,ANALISI,ACQUISTO E DISTRIBUZIONE A TAPPETO DI FARMACI ANTIPARASSITARI FERO E VITAMINE,NEI VILLAGGI DI ANDRANARA,RANOPISO,MASIANEKA. NELL’IMMEDIATA PERIFERIA DI FORT DAUPHIN.
_ANIMAZIONE ED INCONTRI DI FORMAZIONE NEI VILLAGGI DI RANOPISO ,MASIANEKA ED ANDRANARA SULLA DIFESA DELLA SALUTE ,CON MATERIALE ADEGUATO E TRADOTTO,COME SECONDO DIRETTIVE OMS.
_ADDESTRAMENTO ALLAMANUTENZIONE, DELL’ACQUA PIOVANA NELLA CISTERNA COSTRUITA SEI MESI PRIMA,REALIZZZAZIONE DI CANNE FUMARIE PER LE CUCINE DEL LEBBROSARIO DI AMPASY.ADDESTRAMENTO DI UN GRUPPO DI GIOVANI ALLA REALIZZAZIONE DI CANNE FUMARIE.
_CONTROLLO E MISURAZIONE DELLA VISTA,CON DISTRIBUZIONE GRATUITA DI 300 PAIA DI OCCHIALI NEL DISPENSARIO E NEI VILLAGGI COINVOLTI NELLA CAMPAGNA ANTIPARASSITARIA.
_FORMAZIONE MEDICO SCIENTIFICA PER I MEDICI DELL’OSPEDALE PROVINCIALE DI FORT DAUPHIN

2006
MAJUNGA
INVIO DI UN MEDICO DENTISTA E DI UN MEDICO DENTISTA PEDIATRA PRESSO LA CASA DELLE SUORE BATTISTINE E PRESSO LA SCUOLA DI ARANTA CON VISITE ODONTOIATRICHE E BONIFICHE DEL CAVO ORALE .
INVIO DI UN MEDICO INTERNISTA PRESSO LA SCUOLA DI ARANTA CON VISITE MEDICHE DI MASSA NEL VILLAGGIO E NELLA SCUOLA
INTERVENTI DI ANIMAZIONE ED EDUCAZIONE SANITARIA ALLE INSEGNANTI DELLE SCUOLE BATTISTINE DI NOSY BE ED ARANTA,COINVOLGENTI LE INSEGNANTI E CIRCA UN MIGLIAIO DI BAMBINI-
ATTIVAZIONE FORMALE DI UN GEMELLAGGIO MEDICO SCIENTIFICO TRA L’ASSOCIAZIONE E I PROFESSIONISTI DELLLA SALUTE DEL TERRITORIO, DA REALIZZARE,COME DA RICHIESTA DELLE AUTORITA’ SANITARIE MALGASCE ,IN COLLABORAZIONE CON L’OSPEDALE PROVINCIALE DI FORT DAUPHIN. PROGETTO ANCORA ATTIVO.

2007
SOTTOSCRIZIONE DI UN ACCORDO DI PATERNARIATO CON IL MINISTERO DELLA PIANIFICAZIONE FAMILIARE E DELLA SALUTE DEL MADAGASCAR.
ACCORDO DI COLLABORAZIONE CON L’OSPEDALE CIVILE DI RIFERIMENTO REGIONALE DI FORT DAUPHIN.
-ATTIVAZIONE MEDIANTE L’INVIO DI MEDICI SPECIALISTI ,DI UN CORSO DI FORMAZIONE RIVOLTO AL PERSONALE SANITARIO DELL’OSPEDALE,PER ADDESTRAMENTO ALL’USO DI MATERIALI ED APPARECCHIATURE DONATE ALL’OSPEDALE DA ALTRE ORGANIZZAZIONI E GIACENTI INUTILIZZATE PER MANCANZA DI FORMAZIONE
-CORSO DI ECOGRAFIA INTERNISTICA E OSTETRICA RIVOLTO A FAR ACQUISIRE AL PERSONALE MEDICO LE COMPETENZE NECESSARIE PER L’USO DELL’ECOGRAFIA COME COADIUVANTE PER LA DIAGNOSI DELLE MALATTIE PIU’ COMPLESSE E PER IL MONITORAGGIO DELLE GRAVIDANZE A RISCHIO.
-ATTIVAZIONE DI AMBULATORI PEDIATRICI ED INTERNISTICI PRESSO L’OSPEDALE IN COLLABORAZIONE CON I MEDICI MALGASCI. ELARGIZIONE DI VISITE INTERNISTICHE E PEDIATRICHE ED INDAGINI ECOGRAFICHE GRATUITE ALLA POPOLAZIONE MENO ABBIENTE.
-VISITE MEDICHE E DISTRIBUZIONE DIRETTA DI FARMACI NEL QUARTIERE POVERO DEL MERCATO A FORT DAUPHIN.
-ATTIVAZIONE DI INTERVENTI SANITARI E VISITE MEDICHE NEL VILLAGGIO DI AMBOASARY E TRANOMARO,INDIVIDUATI DALLA DIREZIONE REGIONALE SANITARIA COME TRA I PIU’ CARENTI DI PERSONALE MEDICO E STRUTTURE SANITARIE.
-COLLABORAZIONE CON LA PARASSITOLOGIA DELLA SAPIENZA,ISTITUTO BIOCCA (PROF COLUZZI)PER LA RACCOLTA DATI E CAMPIONI EMATICI E DI SALIVA X LA RICERCA DELL’HVV8 (VIRUS OGGETTO DI STUDI INTERNAZIONALI CHE SEMBRA ESSERE IMPLICATO NELL’INSORGENZA DI ALCUNI TUMORI E DI FORME PARTICOLARMENTE VIOLENTE DI AIDS)TRA LE POPOLAZIONE DI FORT DAUPHIN,AMBOASARY E TRANOMARO,CON INDAGINI SULLO STATO DI ANEMIA DELLE DONNE E DEI BAMBINI E DISTRIBUZIONE DI TERAPIA A BASE DI FERRO.
_ATTIVAZIONE DI SOSTEGNI A DISTANZA PER FAMIGLIE POVERE DI FORT DAUPHIN. PROGETTO ANCORA ATTIVO.
_ATTIVAZIONE DI UNA MENSA SETTIMANALE PER BAMBINI DI STRADA PRESSO IL PICCOLO RISTORANTE “LE RECREAT” A FORT DAUPHIN. PROGETTO ANCORA ATTIVO.

2008-2009
- INVIO DI UN PEDIATRA TROPICALISTA PER FORMAZIONE E MESSA A PUNTO DI UN PROGETTO RELATIVO ALLA DOTAZIONE DI MINIMALE ATTREZZATURA D’EMERGENZA E FORNITURA DI OSSIGENOTERAPIA PER IL REPARTO DI PEDIATRIA DELL’OSPEDALE REGIONALE DI FORT DAUPHIN .CON DONAZIONE DI APPARECCHIATUTRE DI BASE PER L’OSSIGENOTERAPIA E PER LA RIANIMAZIONE CARDIORESPIRATORIA PEDIATRICA E DELL’ASSISTENZA NEONATALE E DI FARMACI D’URGENZA..
-ATTIVAZIONE DEL SOSTEGNO ALLA SCUOLA MARILLAC A FORT DAUPHIN (SCUOLA CHE SORGE IN UN QUARTIERE MOLTO POVERO DEL PAESE DI FORT DAUPHIN.INTERVENTO ANCORA IN CORSO.
-SIGLATURA DI ACCORDO DI COLLABORAZIONE CON L’ASSOCIAZIONI MALGASCIA VE.KI.FA PER IL SOSTENO DELLA SCUOLA DI QUARTIERE.
_ACCORDO DI COLLABORAZIONE CON I RESPONSABILI NAZIONALI DELLA BILHARZIOSI IN MADAGASCAR E CON IL RESPONSABILE CAPO DELL’UFFICIO NAZIONALE DELLE MALATTIE TRASMISSIBILI PER LA REALIZZAZIONE DI UN INTERVENTO CONTRO LA BILHARZIOSI NEL DISTRETTO DI AMBOASARY ,NELLA PROVINCIA DI FORT DAUPHIN.
ATTIVAZIONE DELL’INTERVENTO CON IL PATROCINIO SCIENTIFICO DELL’ISTITUTO ”INTERVENTO ANCORA IN CORSO.

2010
ACCORDO DI COLLABORAZIONE TRA L’ASSOCIAZIONE GIALUMA ONLUS E L’ASSOCIAZIONE DI RAGAZZI DIU STRADA GIALUMAD PER LA RELIZZAZIONE DI UN PROGRAMMA DI SOSTEGNO ALLA SCOLARIZZAZIONE E PER L’ATTIVAZIONE DI ATTIVITA’ RICREATIVE ED EDUCATIVE PER LA PREVENZIONE DELLE MALATTIE TRASMISSIBILI,DELLE GRAVIDANZE IN ETA’ INFANTILE,DELLA PROSTITUZIONE E DEI COMPORTAMENTI DEVIANTI TRA I RAGAZZI DI FORT DAUPHIN.
AMPLIAMENTO DEL NUMERO DI SAD RIVOLTI ALLE FAMIGLIE .
AMPLIAMENTO DEL NUMERO DEI RAGAZZI AFFERENTI ALLA MENSA DEI BAMBINI DI STRADA,AUMENTO DEL 20%.
REALIZZAZIONE DEL PROGETTO “DIRITTO AL SORRISO PER VISNU”PROGETTO DI SOSTEGNO AD UNO DEI RAGAZZI PIU’ GRANDI DELL’ASSOCIAZIONE,CON INTERVENTO SANITARIO,IMPLANTOLOGIA ORALE SUPERIORE ED INFERIORE E INTERVENTO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE FINALIZZATO ALLA REALIZZAZIONE DI UN NUCLEO DI GIOVANI DI RIFERIMENTO E COORDINAMENTO PER LE ATTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE GIALUMAD DI FORT DAUPHIN.

Berruto, il ct antropologo "Alleno pure con De Chirico"

Si è innamorato di quell'Ernesto che giocava in porta e andava in moto, prima che diventasse Che Guevara. Ci ha scritto un libro. Nel 2004 ad Atene fu folgorato dallo stadio: "Un'opera d'arte. La bellezza è quella cosa che nessuno deve spiegarti". Parla greco moderno, oltre a un inglese perfetto. Legge al mattino e alla sera prima di andare a dormire. Anche ebook. Filosofo antropologo, tesi su un rito di circoncisione di massa in Madagascar. "Un percorso di costruzione dell'identità. Come si fa con le squadre". Mauro Berruto, l'allenatore letterato. Con gli occhialetti da intellettuale, fisico robusto da scrivania. Torinese, 42 anni, sposato con Margherita, due figli, è il commissario tecnico della nazionale di pallavolo maschile, il sostituto di Andrea Anastasi che ha lasciato gli azzurri per i polacchi dopo gli ultimi mondiali in Italia (4° posto). "Ha iniziato un cambiamento, io l'ho radicalizzato". Nominato il 17 dicembre 2010: "Il più grande dei miei sogni e il più grande onore per chiunque faccia il mio mestiere. Voglio costruire una squadra che sia un luogo al quale ciascuno desideri appartenere. Voglio costruire una squadra nella quale chi è italiano e chi si sente italiano possa riconoscersi. Voglio costruire una squadra unita che possa essere simbolo dello sport e della cultura del nostro straordinario paese". Voglio voglio voglio.

Fortissimamente, e già ha ottenuto parecchio. Ha messo su un gruppo in poco tempo, molti giovanissimi ("hanno fame"), alcuni dall'A2 (Giulio Sabbi, l'opposto della Geotec Isernia, 21 anni). Scelte prandelliane. Berruto ama il calcio, tifa Toro. "Un paragone che mi onora. Mi interessa il suo lavoro, specie sui valori e i simboli. Lo sport è una cosa seria, è linguaggio universale, è cultura. L'abbiamo dimenticato troppo spesso per fare solo performance e soldi". Il ct non ha buttato il passato, anzi, al centro ha rimesso alcuni "vecchi", il semi polacco Michal Lasko, il libero Andrea Bari. "Abbiamo molte diversità, per questo abbiamo trovato la giusta alchimia. Giovani e meno, molti stranieri. Le differenze ti aiutano a crescere, ti fanno ricco. L'identità è il contrario dell'omologazione. Dico sempre: sfidate quello che vi dà più fastidio. Apritevi. Uscite dalla vostra zona di comfort, è il luogo più pericoloso. Per un atleta, per un uomo". Per questo ha chiesto: disponibilità illimitata di tempo, fatica. Partono oggi per la Polonia, Danzica, dove andranno a giocarsi la fase finale della World League. Debutto mercoledì con l'Argentina, giovedì contro l'ex ct Anastasi, venerdì Bulgaria. Ci sono arrivati su una strada di 10 successi su 12 partite giocate. "Essere qui non era per niente scontato: poco tempo per lavorare, l'abbiamo usato tutto". Tre ore di allenamento la mattina, due e mezza al pomeriggio. Turni che manco si fanno in una settimana in campionato. "Il lavoro è una medicina, dalle catastrofi l'umanità si è risollevata operando". Stanchi mai. "Come quando sei innamorato: non dormi, non mangi, eppure sei pieno di energie e non la smetteresti mai. La forza è il coinvolgimento".

Per lui è iniziato presto l'amore per la pallavolo, è entrato nel Cus Torino quando era ancora all'università, assistente allenatore alla guida della Lecce Pen, Serie A2 ('94-96). Allenatore in seconda all'Olympiakos Pireo, poi varie esperienze tornando in Italia fino alla svolta come assistente del ct Giampaolo Montali: Europei 2003, argento alla World League l'anno dopo e ancora argento ai Giochi di Atene. "Se alleno lo devo a lui". Anche se ha del velaschiano. Da Atene spediva i capitoli della tesi di laurea a Torino, argomento "la circoncisione di massa di una piccola comunità del Madagascar, gli Antambahoaka, che lo fanno ogni sette anni: rito di iniziazione, dal niente a qualcosa. Come si fa con le squadre". Berruto sul posto per studiare ci è stato quasi due mesi grazie ai missionari. "Sono curioso, cerco curiosità nei miei ragazzi: questo lavoro ti dà opportunità di girare il mondo e guardarlo. Temo quelli che rimangono a fissare il soffitto in albergo. Noi siamo andati a vedere mostre (De Chirico), la Rainbow Warrior di Greenpeace in Corea, il barrìo in Venezuela. Esperienze allenanti".
Lui il mondo l'ha cercato. È andato lassù in Finlandia dal 2005 e per cinque anni, sulla panchina della nazionale: storico 4º posto assoluto agli Europei del 2007 e titolo di Coach of the year 2007. Poi ancora Grecia, per il Panathinaikos di Atene. Infine il ritorno a Macerata e questa panchina azzurra. "Sa cosa mi piace del volley? Che è l'unico sport dove il passaggio è obbligatorio, spazi stretti e tenere palla è fallo. Devi fidarti dell'altro. Una pratica sociale". È stare in mezzo e insieme. "Quello che mi ha fatto godere in questi mesi è stata la gente che è venuta a guardarci. Tanta. Ha percepito il nostro stile, la volontà di stare tutti mischiati, esposti al buon contagio". L'allenatore virus.
Fonte Repubblica / Rubriche / La storia /

Rischio fame per i contadini del sud-ovest

Mentre il popolo dei vacanzieri s’appresta a vivere con una certa leggerezza d’animo l’estate nel Nord del pianeta e qualche turista sceglie d’andare proprio in Madagascar, magari, a trascorrere le proprie ferie, il popolo della grande isola africana, lungo le coste dell’oceano Indiano,un gioiello naturalistico a cielo aperto, vive l’ennesimo dramma umano.
Le disgrazie per il poverissimo e meraviglioso Madagascar non hanno mai termine.
Non basta l’ingarbugliata situazione istituzionale.
Nel sud-ovest dell’isola circa13 milioni di persone sono prese d’assalto, in questo periodo, da aggressive locuste,che fanno e faranno piazza pulita dei magri raccolti dei contadini locali.
A darne notizia è la FAO,l’agenzia ONU che si occupa dell’alimentazione nel mondo.
Pare che la superficie interessata sia qualcosa come 300mila ettari di terreno, tutti già infestati.
La cosa è molto preoccupante ,perché significa fame certa. E di fame, a causa della siccità, si parla anche in Etiopia,Somalia, Eritrea, Gibuti e parte del Kenya.
Paesi quest’ultimi che, sotto il profilo politico-governativo, hanno molto poco da sorridere per la quasi totale assenza di democrazia, dove più e dove meno. E dove è presente una forte disoccupazione , che investe in particolar modo il mondo giovanile, che non riesce così ad intravedere per sé alcun tipo di futuro.
Occorre dunque da parte degli organismi internazionali preposti, ONU in primis, trovare il denaro per arginare i prevedibilissimi danni, che riguarderebbero poi un'ampia fetta d'umanità.
La FAO, tecnicamente parlando, è ricorsa ad un’esperta del settore, tale Annie Monard, che coordina attualmente gli interventi anti-locuste in Madagascar.
Se non altro allo scopo di prevenire (ma non né semplice, né facile) ulteriori e successivi sviluppi del terribile fenomeno.
Il trattamento, a quel che è dato sapere, dovrebbe partire nel prossimo mese di novembre e proseguire fino a maggio 2012, che sono i periodi dell’anno nell' area, i più idonei, per via delle piogge.
Le piogge infatti favoriscono la riproduzione.
Comunque già dal 2010 la FAO in collaborazione con l’United Nations central emergency response fund(CERF) e l’ Usaid ha lavorato e lavora in tal senso, sempre per contenere i danni.
Gli interventi avvengono ricorrendo all’utilizzo di elicotteri ,che sorvolano le zone interessate, e con altri metodi applicabili al suolo.
L’aspetto interessante di questa “lotta alla locusta” è che, oltre ai pesticidi tradizionali, ultimamente si sta ricorrendo ad un bio-pesticida, estratto da un fungo mortale per locuste e cavallette.
Questo significa minore danno all’ambiente in quanto lo spirito della “campagna” è anche quello sopratutto di proteggere la salute umana oltre i suoli agricoli.
Le cause del flagello ovviamente sono da ricercare in un clima impazzito e perciò difficilmente controllabile, come sappiamo ormai da molto tempo a questa parte.
In termini di moneta sonante, per mettere in atto la prevenzione e ridurre il più possibile i danni, occorrono tuttavia ben 7,6 milioni di dollari.
Si riuscirà a reperirli?
Noi ce lo auguriamo.
Diversamente ci si troverà dinanzi ad una nuova emergenza umanitaria, che sarà ancor più difficile fronteggiare.
In questi frangenti occorre sempre fare un rapidissimo calcolo tra costi e benefici e, sul lungo periodo possibilmente.
Infatti, accanto a questa iniziativa, sempre per il Madagascar e per la lotta alle locuste, la FAO sta varando un progetto biennale, finanziato dall’Agence Française de Développement, appunto dai tempi lunghi.
Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

La perdita della biodiversità non si arresta

Da 100 a 1000 volte più veloce del normale. È il ritmo con cui la terra sta perdendo il suo patrimonio di diversità di specie animali e vegetali, secondo i dati divulgati in occasione della chiusura del Countdown 2010, la campagna dell’IUCN (l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) per arrestare l’estinzione delle specie e frenare la perdita di biodiversità. Il 2010, infatti, dichiarato Anno Internazionale della Biodiversità, doveva essere l’anno decisivo per verificare l’efficacia delle politiche di conservazione messe in atto a livello globale e si è invece chiuso con un altro bilancio negativo.
La perdita di biodiversità non si è arrestata e prosegue a ritmi allarmanti. Non intervenire subito potrebbe costarci molto anche in termini puramente economici: se non si porrà un freno ai cambiamenti climatici, infatti, entro il 2050 la perdita di biodiversità sarebbe pari al 7% del PIL globale. Secondo la FAO, inoltre, il 60% degli ecosistemi mondiali sono ormai degradati o utilizzati secondo modalità non sostenibili, il 75% degli stock ittici sono troppo sfruttati o impoveriti in modo eccessivo e dal 1990 abbiamo assistito alla perdita di circa il 75 % della diversità genetica delle colture agricole a livello mondiale. Inoltre, il 20% delle barriere coralline tropicali è già scomparso a causa dei cambiamenti climatici e il 95% di quelle restanti rischia di scomparire entro il 2050. La situazione non è migliore in Europa, dove soltanto il 17% delle specie e degli habitat e l’11% degli ecosistemi principali protetti dalla legislazione sono in buone condizioni, mentre il 25% circa delle specie animali, inclusi mammiferi, anfibi, rettili, uccelli e farfalle sono a rischio di estinzione. Dal 1990, ad esempio, il numero delle specie comuni di uccelli è diminuito di circa il 10%, raggiungendo il 15 e il 20% in meno per gli uccelli comuni dei terreni agricoli e le specie comuni che abitano i boschi.
È il quadro preoccupante che emerge dal dossier di Legambiente "Biodiversità a rischio 2011", di cui l’associazione, alla vigilia della giornata mondiale dedicata alla biodiversità, anticipa alcune parti da Terra Futura, la mostra convegno internazionale sulla sostenibilità che si svolge fino al 30 maggio a Firenze. Un lavoro che raccoglie numeri, cause, scenari e prospettive per spronare cittadini e istituzioni ad agire subito per mettere un freno al declino delle specie viventi e un modo per diffondere e valorizzare ciò che di buono è stato fatto per la conservazione della natura e la salvaguardia delle specie.
"Nonostante ci sia ancora moltissimo lavoro da fare", spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, "ci sono alcuni segnali incoraggianti che arrivano da progetti specifici, realizzati ad esempio dalle Aree Protette, che dimostrano il valore e l’efficacia di queste istituzioni per la conservazione della natura e la salvaguardia delle specie a rischio. La tutela dei territori", aggiunge Nicoletti, "è infatti una strategia efficace per contenere la perdita di biodiversità e non una limitazione libertà degli individui".
Il nostro Paese è un laboratorio ideale per sperimentare progetti di conservazione visto che, grazie alla notevole varietà di zone climatiche e paesaggi differenti, conserva circa un terzo della biodiversità attualmente presente in Europa: circa 58.000 specie, di cui 55.000 invertebrati, 1.812 protozoi e 1.258 vertebrati. Inoltre, l’Italia ospita circa la metà delle specie vegetali presenti nel territorio europeo: circa 6.711 specie. Anche la flora biologica italiana, comprendente muschi e licheni, è una delle più ricche d’Europa con 1.130 specie, di cui 851 muschi e 279 licheni.
Un patrimonio però gravemente minacciato: la metà dei vertebrati presenti in tutto il territorio è a rischio di estinzione, così come un quarto degli uccelli e oltre il 40% dei pesci dei fiumi e dei laghi. Ma la situazione più critica è quella degli anfibi, dove la percentuale di specie endemiche minacciate sale a oltre il 66%. Quanto alla flora sono in pericolo 1.020 specie vegetali superiori - circa il 15% del totale – e, tra le piante inferiori, il 40% delle alghe, licheni, muschi, felci.
E visto che il 2011 è anche l’Anno Internazionale delle Foreste, nel Dossier non poteva mancare un focus sullo stato di salute dei polmoni verdi del pianeta. Anche questa fotografia, che per il nostro Paese racconta di come i boschi siano cresciuti a discapito della superficie agricola utilizzata, ci mostra come lo stato delle foreste a livello globale sia estremamente allarmante. Sebbene infatti nel decennio 1990-2010 la perdita delle foreste sia leggermente rallentata, ancora ogni anno vanno perduti tra 11 e 15 milioni di ettari a causa di deforestazione, cambiamenti climatici, incendi, conversione della foresta in piantagioni industriali o pascoli, sfruttamento minerario o petrolifero e costruzione di strade o altre infrastrutture. Negli ultimi 20 anni solamente in Italia a causa degli incendi sono andati distrutti oltre 1.100.000 ettari di superficie boschiva, più o meno l’estensione dell’Abruzzo.
Se le foreste sono gravemente minacciate, i mari non stanno meglio. Secondo un Report presentato lo scorso ottobre dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), senza un significativo intervento di conservazione la diversità biologica marina andrà deteriorandosi nei prossimi 20 anni con gravi conseguenze per tutte le nazioni costiere. Lo studio evidenzia l’urgente necessità di affrontare i rischi derivanti dalle attività di pesca, dall’aumento dei traffici marini (la cui crescita media annua è di circa il 9-10%), dai cambiamenti climatici e dall’acidificazione dei mari. Dati preoccupanti emergono anche per il Mar Mediterraneo dal Report Census of Marine Life secondo il quale oltre ad essere tra i mari più ricchi di biodiversità (è secondo solo ai mari del Giappone e dell'Australia) con oltre 17.000 specie riscontrate, è anche quello più a rischio di perdere il suo patrimonio perché circondato da coste densamente popolate e massicciamente coltivate e industrializzate. Inoltre, il Mediterraneo è anche la regione con il maggior numero di specie invasive: 637, il 4% di tutte quelle che abitano il bacino, oltre ad essere la parte del mondo con più rotte marine commerciali.
Per il futuro l’impegno internazionale è arrivato dall’ultimo summit delle Nazioni Unite svoltosi in Giappone, a Nagoya, lo scorso ottobre, nel quale i 193 Paesi aderenti alla CBD (Convenzione sulla Diversità Biologica) hanno fatto il punto della situazione e sottoscritto la strategia per i prossimi anni. Nell’accordo raggiunto sono indicati venti target principali organizzati in cinque obiettivi strategici che mirano a evidenziare le cause che determinano la perdita di biodiversità, a ridurre le pressioni esercitate sulla biodiversità, a tutelare la biodiversità a tutti i livelli, ad aumentare i benefici derivanti e a sostenere lo sviluppo delle competenze e delle capacità. Con questi obiettivi le parti hanno concordato almeno di dimezzare e, ove possibile, di portare vicino allo zero il tasso di perdita degli habitat naturali, comprese le foreste, di proteggere il 17% delle aree terrestri e delle acque interne e il 10% delle aree marine e costiere, di ripristinare almeno il 15% delle aree degradate e di compiere ulteriori sforzi per ridurre le pressioni subite dalle barriere coralline. Il Protocollo di Nagoya dovrebbe entrare in vigore nel 2012 con un sostegno finanziario di un milione di dollari fornito dal Global Environment Facility e già da molti considerato insufficiente per raggiungere gli obiettivi.
Anche l’Europa ha fatto la sua parte approvando recentemente una nuova strategia, che andrà a coprire il periodo fino al 2020 e che si concentra in particolare su sei obiettivi prioritari con le relative misure d’attuazione: attuare la normativa dell'UE sulla protezione degli uccelli e degli habitat; preservare e migliorare gli ecosistemi, ripristinando almeno il 15% delle aree danneggiate; ricorrere al settore agricolo e forestale per migliorare la biodiversità; assicurare l'uso sostenibile della pesca riducendo le catture ai limiti determinati scientificamente entro il 2015; contrastare le specie esotiche che invadono gli habitat e che oggi minacciano il 22% delle specie indigene dell'UE; intensificare l'azione dell'UE per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale.
"Gli impegni assunti a Nagoya", conclude Nicoletti, "e la Strategia Europea impegnano il nostro Paese ad avere un comportamento più coerente e virtuoso per contenere la perdita di biodiversità. Non bastano solo i proclami ma servono politiche attive per tutelare le specie a rischio, come l’orso, e soprattutto investimenti finanziari adeguati, partendo dalle risorse sulle aree protette, che non vanno tagliate ma incrementate". (aise)

Estate 2011 a Valencia: Bioparc, quartiere Rufaza e Fiera di Luglio

Bioparc Valencia: secondo un sondaggio effettuato da Tripadvisor, una delle community di viaggiatori più importanti del mondo, nella classifica dei 10 migliori parchi zoologici d’Europa, il Bioparc di Valencia occupa il 5° posto. Questo nuovo concetto di zoo mira a far immergere i visitatori nel Continente africano attraverso diversi habitat che, senza alcun tipo di barriera, rappresentano la Savana, il Madagascar e le Foreste equatoriali.
Dal 2008, anno della sua inaugurazione, la famiglia degli “abitanti” del Bioparc è cresciuta ed è ora formata da oltre 4.000 animali appartenenti a ben 250 specie diverse. Di recente sono nati quattro piccoli di Ibis sacro, due cuccioli di leone, due lemuri dalla coda ad anello, una iena e un facocero. Tutte queste nascite confermano il totale adattamento degli animali del Bioparc e offrono ai visitatori la possibilità di godere di un tenero spettacolo. Ulteriori informazioni: www.bioparcvalencia.es
RUZAFA, IL QUARTIERE ALLA MODA
Il quartiere di Ruzafa fa parte del cosiddetto ampliamento della città che costituì, a partire dal XX secolo, la prima espansione del territorio urbano di Valencia. Dopo la ristrutturazione degli ultimi anni, il quartiere è tornato alla vita grazie anche all’apertura di numerosi ristoranti, caffé-teatro e gallerie d'arte. In questa zona si tiene inoltre il mercato di Ruzafa, formato da centinaia di bancarelle che vendono prodotti quali verdure fresche coltivate nelle campagne valenciane, pesce e carne. Conosciuto anche come “terra del ganxo” (terra del gancio) e ubicato dietro la nuova stazione dei treni ad alta velocità (AVE), il quartiere si è trasformato in una zona ricca di fascino per l'atmosfera che si respira lungo le sue vie; nei prossimi anni, inoltre, svilupperà ulteriormente il proprio potenziale con la realizzazione di uno dei progetti urbanistici più ambiziosi della città, il Parque Central.

UNA FIERA DI LUGLIO RICCA DI EVENTI
Trascorrere il mese di luglio a Valencia è sinonimo di divertimento e relax. Le spiagge della città, recentemente premiate con il riconoscimento "Q" (utilizzato per indicare la qualità delle spiagge), si trovano a soli 15 minuti dal centro. Fare un bagno nelle tiepide acque del Mediterraneo, un giro in catamarano, assaporare una paella a due passi dalla spiaggia o rimanere fuori a ballare fino all’alba sono solo alcune delle possibilità offerte da una città che combina svariate alternative. Nel settimo mese dell’anno, a Valencia si tiene la Fiera di Luglio, 31 giorni nei quali l’agenda della città è ricchissima di eventi. I Jardines de Viveros ospitano i tradizionali concerti degli artisti del panorama musicale contemporaneo. Il 7 luglio toccherà a Pablo Milanés, il 14 sarà la volta di Dani Martín, il 15 di M Clan e il 21 di Andrés Calamaro.
Sono inoltre in programma interessanti eventi dedicati alla tauromachia, tra i quali spicca il ritorno del maestro José Tomás che delizierà il pubblico con il suo modo ardito e coraggioso di toreare “al natural”. L’esibizione si terrà il 23 luglio nella Plaza de Toros di Valencia, da poco ristrutturata, nei pressi della Estación del Norte. Il programma della Fiera di Luglio prevede inoltre la presenza dei toreri valenciani Enrique Ponce e Vicente Barrera.. Tra gli altri eventi in programma questo mese figurano il XV Festival di Jazz nel Palau de la Música dal 7 al 15 luglio e il XVII Campus Party dall’11 al 17 luglio nella Città delle Arti e delle Scienze. La Fiera di Luglio si concluderà con la tradizionale “Battaglia di Fiori” che come da tradizione si tiene la terza domenica del mese e che quest'anno cadrà il giorno 24. Una singolare “battaglia” ricca di colori, profumi e allegria.

LA HOYA DE CADENAS APRE LE PORTE DEL MUSEO “ARTE IN BARRICA”
Il Museo, dedicato ad opere d’arte realizzate su vere botti di vino, è stato appena inaugurato presso la Hoya de Cadenas della tenuta della Vicente Gandía Winery, nella zona di Utiel. La collezione comprende 21 barili dipinti da artisti valenciani, con il prezioso contributo di personaggi molto conosciuti come Miquel Navarro e Carmen Calvo. Fino ad ora le artistiche botti erano state esposte solo press l’Istituto Valenciano d’Arte Moderna (IVAM) e alla fiera d’arte ARCO. Una visita al museo “Arte in Barrica” è inclusa nella visita guidata delle tenuta. E’ possibile scoprire maggiori dettagli su questo nuovo concetto che unisce il vino, l’arte e il turismo su www.hoyadecadenas.es

Povertà e malnutrizione per 2 bambini malgasci su 3

Due bambini malgasci su tre vivono in condizioni di povertà e il 50% dei bambini con meno di cinque anni ha una crescita rallentata a causa della malnutrizione. La situazione è particolarmente grave nella città di Amboasary Sud, nella regione sudorientale di Anosy, Madagascar, dove presso il Centro per il Trattamento e la Cura della Malnutrizione Acuta con Complicazioni (CRENI) vengono ricoverati i bambini il cui rapporto peso-altezza determina uno stato di malnutrizione acuta. Sempre nella stessa città, collegato con la clinica è attivo un altro centro per il Trattamento e la Cura della Malnutrizione Acuta senza Complicazioni (CRENAS). Un grafico del CRENI di Amboasary Sud mostra che circa un terzo dei 130 ricoveri registrati nel 2010 si è verificato tra i mesi di marzo e maggio, alla fine della stagione più secca, ma i medici locali sostengono che la siccità è un problema ciclico che colpisce la regione solo ogni tanto, mentre ci sono fenomeni sociali ed economici di vecchia data che costituiscono una minaccia costante per la sicurezza alimentare.
Nella zona meridionale più arida, le condizioni climatiche sempre più imprevedibili rischiano di far aumentare la malnutrizione tra i bambini, in particolare tra i mesi di ottobre e marzo, quando il cibo scarseggia. La malnutrizione cronica spesso è causata da una scarsa alimentazione prolungata nel tempo. Il personale medico e gli operatori sanitari addetti ad identificare la malnutrizione nei bambini si rivolgono al CRENAS, da lì quelli più gravi e con complicazioni vengono inviati al CRENI. In genere i bimbi rimangono al CRENI 10 giorni e dopo aver recuperato un pò di peso vengono inviati nuovamente al CRENAS, dove mamme e figli vengono aiutati con supporti e formazione, cibo terapeutico pronto all’uso da portare a casa. Si tratta di pasta di arachidi molto nutriente che contiene micronutrienti e costituisce una vera salvezza per una zona del paese dove il 60% della popolazione vive ad oltre 5 km di distanza dal centro sanitario più vicino.
Inoltre, secondo alcuni esperti, contribuiscono a queste carenze proteiche anche “tendenze locali” o tabù che riguardano il consumo di determinati alimenti in zone dove la carne è un lusso insostenibile per la maggior parte della gente. Ai bambini è vietato mangiare uova e pollo e le patate dolci possono essere mangiate solo appena raccolte. I polli sono considerati "sporchi" e c’è la credenza che mangiare le uova renda muti uomini e donne. (AP) (Agenzia Fides)

La testimonianza di Lydia di Antsirabe

Questa è la bella testimonianza di Lydia, una giovane mamma di Antsirabe in cerca di lavoro, che ha sottoscritto un contratto come collaboratrice domestica in Libano ma, come molte altre donne del Madagascar, del Pakistan o delle Filippine, ha capito ben presto di trovarsi in una situazione di quasi schiavitù e solo grazie all’impegno di Jean François e dei suoi amici è riuscita a tornare a casa e a inventarsi un nuovo futuro.
Abbiamo rivolto a Lydia alcune domande per sapere qualcosa di più sulla sua esperienza di lavoro in Libano. Eravamo un po’ titubanti all’inizio, per il timore che il nostro potesse sembrare solo un atteggiamento indiscreto, ma Lydia ha compreso bene i nostri sentimenti e ha accettato di rispondere con molto entusiasmo.

Vi ringrazio per il vostro interesse e per il vostro affetto. Volete conoscere la storia della mia vita personale e la ragione per la quale sono arrivata a questo mio racconto. Sono pronta a raccontarvi e a farvi conoscere tutto quello che volete sapere. Sono contenta anche perché se qualcuno pensa che quello che ho fatto è una follia, credo che il destino sia così.

Come sei stata contattata dall’agenzia e da dove nasce l’idea di partire?
Era da tempo che avevo un’amica che si occupava di mandare delle persone a lavorare nelle Isole Seychelles. Anch’io volevo andarci, perché stavo cercando un lavoro e inoltre non sopportavo più una storia d’amore che stavo vivendo qui in Madagascar. E’ stata quest’ amica che mi ha indirizzato verso l’Agenzia che invia le donne a lavorare in Libano. Ero tristissima e ho accettato di partire. Era un venerdì e ci siamo procurati i documenti necessari. Il giorno dopo, sabato, hanno mandato i miei documenti via internet in Libano. Mi sono stupita perché il lunedì stesso mi hanno avvisato che ero stata accettata e che dovevo partire la settimana seguente. Il venerdì mi hanno chiamata da Antananarivo, mi hanno detto di non portare dei bagagli pesanti, solo abiti leggeri perché il resto sarebbe stato fornito dall’Agenzia. Sono andata a Tana la domenica per firmare il contratto. Non me l’hanno spiegato e non l’ho letto. Mi hanno detto che partivo solo per lavorare. Ho portato comunque un po’ di roba con me.Il lunedì verso le quattro del mattino siamo andati all’aeroporto, abbiamo firmato altre lettere e pratiche aeroportuali. Eravamo in sei in partenza per il Libano. Non ci conoscevamo, era il nostro primo contatto tra noi. L’aereo è decollato alle sei del mattino.

Com’è stato il viaggio?

Eravamo sedute tutte e sei le une accanto alle altre. Eravamo tutte zitte e abbiamo pianto per una mezzora. Alla fine, stanche di piangere, ci siamo addormentate. Era ancora buio. Quando ci hanno offerto da mangiare non avevamo molto appetito.Dopo ho chiesto alle due ragazze vicino a me la ragione per la quale avevano deciso di partire per il Libano. Mi hanno raccontato la loro storia. Oltre allo stato di povertà nella quale vivevamo in Madagascar, tutte avevamo un problema comune: vicende di cuore, amore e disperazione come nel mio caso. Per loro il problema era il marito, che ha altre donne e si rivolge alla moglie con parole offensive quando la vede rimanere a casa senza un lavoro. Tante di noi volevano fare qualcosa nella loro vita.Una aveva un bambino di quattro mesi. Suo marito e i suoceri l’hanno cacciata di casa dicendo che non avevano più bisogno di lei perché non serviva a niente.Quando siamo arrivate a Johannesburg erano le dieci del mattino. Non conoscevamo l’aeroporto, non sapevamo come funziona né dove dovevamo andare. Nessuna delle mie compagne conosceva il francese, tantomeno l’inglese. Ho dovuto dirigere il gruppo e ho cominciato a chiedere cosa fare e dove andare. I sudafricani dell’aereoporto, secondo il mio parere, non ci hanno accolto bene. Non ci rispondevano. Stavo ferma lì a chiedere delle informazioni. Alla fine una donna ci ha mostrato una freccetta e ci ha detto che dovevamo seguire la segnalazione. Arrivate al posto giusto, abbiamo chiesto dov’era il gate di imbarco per Addis Abeba. Sapevamo che il nostro volo da Johannesburg passava da Addis Abeba per terminare a Beirut. Di nuovo nessuno ci dava informazioni giuste, nessuno sembrava sapere niente. Ci hanno detto di aspettare ancora. Siamo rimaste là, era già mezzogiorno. Non sapevamo dove andare né cosa fare. Le mie compagne erano sedute tranquillamente mentre io cercavo di avere le informazioni necessarie. Alla fine si è avvicinato un sudafricano molto alto e ci ha chiesto perché eravamo sempre lì ad aspettare. Gliel’ho spiegato, poi lui ci ha accompagnato fino all’imbarco e ci ha spiegato cosa fare. Ci sentivamo più sicure. Poi abbiamo pianto di nuovo tutte insieme. Ci siamo guardate e abbiamo cominciato a sorridere. Ci siamo anche chieste perché piangevamo. Ridevamo con le lacrime agli occhi. Poi abbiamo cominciato a raccontarci le nostre storie personali. Nell’ascoltarci, ci sembrava di conoscerci da tempo. Non abbiamo mangiato né bevuto, non siamo neanche andate al bagno perché non sapevamo niente di niente di un aeroporto.Abbiamo preso il volo alle diciotto da Johannesburg per Addis Abeba, dopo una giornata persa all’aeroporto di Johannesburg. Una volta ad Addis Abeba, abbiamo preso subito il collegamento per Beirut.

Cosa è successo quando sei arrivata a Beirut?
A Beirut ci hanno fatto riempire una scheda e ci hanno fatto entrare in una grande aula. Eravamo ventisei ragazze di diverse nazionalità. Ogni gruppo parlava la sua lingua. Non ci capivamo. Non potevamo uscire dalla stanza per nessun motivo. Eravamo sotto il controllo della polizia libanese, chiuse a chiave fino al momento in cui i nostri rispettivi padroni non fossero venuti a prenderci.
Ogni volta che una ragazza partiva con i suoi datori di lavoro, ci facevamo un cenno di congedo con le mani.Poi è toccato a me. Sono uscita. Erano venuti a cercarmi un uomo e una donna. Prima mi hanno portato in un’agenzia per presentarmi, poi direttamente in ospedale per fare delle analisi e una radiografia. Quindi mi hanno fatto una vaccinazione contro la tubercolosi e finalmente siamo andati a casa loro.Il primo giorno del mio arrivo mi hanno fatto riposare. Mi hanno dato il tempo di dormire. Mi hanno detto che ero stanca del viaggio e che dopo la vaccinazione dovevo riposarmi. Il secondo giorno mi hanno portato dai loro familiari vicino al confine con Israele, dove hanno fatto una festa per ricevermi. C’erano anche altre tre ragazze malgasce che lavoravano con altri membri della loro famiglia e che erano arrivate prima di me. Era il tempo di Ramadan. Loro sono musulmani.

Quali erano i tuoi compiti nella casa dove lavoravi?
Quattro giorni dopo il mio arrivo siamo rientrati a Beirut e mi hanno mostrato il lavoro da fare. Mi alzavo alle sei del mattino per cominciare il lavoro casalingo. Dovevo lavare tutte le stanze: si comincia dalla terrazza, il corridoio, la cucina, le stanze dove giocano i bambini, il bagno, la doccia, poi il magazzino, l’ufficio del padrone di casa, la camera da letto dei padroni, la loro doccia e il bagno. Per finire si lava il salone. Poi ogni tanto pulivo anche la cucina e lavavo tutti i vetri. Mi alzavo sempre presto per pulire e lavare tutto quello che potevo. Alle otto sospendevo il mio lavoro di pulizie per preparare il caffè e la colazione al padrone di casa. Continuavo poi il lavoro fino a che non si alzavano i bambini e preparavo la colazione anche a loro, mettendo a bollire il latte o quello che serviva, a loro scelta. Poi ricominciavo a pulire.
Tutte le stanze erano da lavare con molta acqua e da asciugare benissimo, i mobili erano da spostare per pulire meglio nei punti nascosti e poi erano da rimettere al loro posto.Cominciavo a pulire alle sei del mattino e lavoravo fino alle sette di sera. Non mi fermavo neanche un momento. Poi stiravo i vestiti. Andavo a letto a mezzanotte. Di solito uscivano la sera per andare a far visita ai loro parenti. Se nessuno veniva a trovarli erano loro ad uscire. Ogni sera era così. Poi c’erano sempre delle cose da lavare.

Come ti hanno trattato?
Mi hanno lasciato fare il mio lavoro e mi hanno lasciato mangiare tutto quello che volevo. Alcune cose non erano del tutto chiare per me. La signora non poteva interferire in quello che facevo. Se doveva rivolgermi la parola a proposito del lavoro o perché c’era qualcosa che non le piaceva, doveva prima parlare col marito, quasi a chiedergli il permesso. Quando andavamo a fare la spesa mi lasciava sempre da sola con lui e lei andava in un altro corridoio del supermercato. Toccava a me e a suo marito scegliere le cose da acquistare. Cucinavo con lui e, quando non era al lavoro, mi aiutava in alcuni lavori di casa. Nelle riunioni di famiglia, quando erano presenti tutte le altre donne di servizio malgasce, dovevo mangiare separatamente da loro. Tutti gli uomini, fratelli del padrone di casa, mi trattavano bene, ma le loro mogli invece mi manifestavano comportamenti strani. Non ci capivo niente. Mi hanno promesso tante cose. Mi hanno promesso anche una casa e una macchina.

C’erano dei divieti che dovevi rispettare?
Non era permesso uscire di casa. Quando uscivano mi chiudevano a chiave. Mi hanno tolto il passaporto il primo giorno che sono arrivata. Non mi era permesso portare vestiti senza maniche, né gonne che mostrassero le gambe. Non potevo indirizzare la parola ad altri uomini al di fuori del padrone di casa.

Come sei rientrata in Madagascar?
Non sapevo perché le mie mani e i miei piedi si erano gonfiati e mi davano un dolore terribile. Mi chiedevo se era a causa del lavoro duro, della stanchezza o a causa di un’allergia ai detergenti usati per pulire la casa. Jean François ed io all’inizio ci chiamavamo spesso al telefono. Non gli ho nascosto quello che stavo vivendo a Beirut. E’ stato lui a dirmi di rientrare in Madagascar e lui che ha cercato i mezzi per farmi rientrare. E’ stata una lotta dura. Alla fine dal Libano non c’ era neanche più permesso comunicare per telefono. François è andato all’Agenzia che mi ha assunta, ma hanno rifiutato di metterlo in contatto con me.Gli hanno detto di trovare 4.500 Usd in poco tempo per farmi uscire da Beirut altrimenti il mio caso era perso e non mi avrebbero fatto più uscire dal Libano. Non sapevo come avrebbe fatto François per trovare quel denaro. Lui doveva pagare. (ndt: François è riuscito a raccogliere la somma necessaria anche grazie ad un gruppo di amici italiani capitanati da Gianluigi) Quando sono rientrata in Madagascar non mi hanno dato il mio stipendio. Sono rientrata dopo un mese di lavoro senza nessun compenso. L’Agenzia mi ha restituito solo 20 Usd per le pratiche aeroportuali.

Quando e come ti è venuta l’idea di mettere in piedi il gruppo delle merende? A chi ti sei rivolta?
Eravamo in due a cominciare il lavoro delle merende e delle frittelle. Era solo una prova. Ci siamo detti: ripartiamo dalla nostra infanzia, quando eravamo piccole e vendevamo delle cose per guadagnare qualche spicciolo per noi. Perché non facciamo la stessa cosa ora che siamo grandi? Quando abbiamo visto che andava bene, allora abbiamo chiamato altre persone per unirsi a noi. Non ho chiesto a nessuno come si fa a portare avanti un lavoro di questo tipo, ho cominciato subito. François ci ha visto lavorare, è stato lui a dirci di organizzarci meglio quando ne abbiamo parlato. E’ stato lui a propormi di chiamare altre persone ed io ho chiamato le ragazze che lavoravano con me quando ero dipendente di una multinazionale.Ho chiamato le mie ex colleghe e ho mostrato loro come si fanno le merende e le frittelle. Abbiamo cominciato così.

Cos’è che ti soddisfa di più di questa attività?
Mi soddisfa moltissimo sentire dai colleghi che tramite questo lavoro la loro vita è cambiata. Hanno potuto acquistare da mangiare, acquistare dei vestiti, soddisfare alcuni dei loro bisogni di ogni giorno. Il nostro luogo di lavoro è diventato un luogo di condivisione. Mangiamo insieme a pranzo. Mia mamma prepara da mangiare per tutti noi. Condividiamo anche i problemi familiari, parlandone.

Quanti siete a lavorare?
Siamo in nove a lavorare insieme. Uno ha smesso di lavorare una settimana fa. Ha detto che il lavoro è troppo duro e si stanca moltissimo ad andare a vendere i prodotti in bicicletta. Un altro ha avuto un incidente stradale fuori dell’orario di lavoro. E’ stato ricoverato all’ospedale. Ci siamo ritrovati senza quelli che fanno la vendita da un giorno all’altro.

Come si svolge la vostra giornata?
Arriviamo al posto di lavoro alle 7,30. Alle 8 Mamisoa e Tiana escono per vendere i prodotti. Rientrano alle tre o alle quattro del pomeriggio. Tutti quelli che rimangono al laboratorio per lavorare vanno a trasportare i prodotti nelle scuole, poi altri friggono, fanno le buste, impastano la farina. Ognuno conosce il suo lavoro e lo fa con piacere.

Cosa pensa la tua famiglia di questo lavoro?
Mio padre e mia madre sono contentissimi. Mio padre partecipa al nostro lavoro. Dal mattino alla sera sta con il gruppo e aiuta. E’ pensionato quindi ci lavora volentieri. Si occupa soprattutto delle arachidi e le frigge pure.Mia madre cuoce per il gruppo. Anche lei si diverte a stare con noi.Io, da parte mia, sono contentissima e sto cercando ancora delle cose da fare o da inventare. Sì, è vero che ci sono tante difficoltà da superare però mi sento sempre pronta ad andare avanti.
Vivere è una lotta continua, bisogna essere pronti a fronteggiare le sorprese della vita.

da Osservatorio Iraq, di Carlo M.Miele:
Attualmente - stando alle stime più accreditate - in Libano vi sono 200 mila lavoratrici straniere impegnate come domestiche. Per lo più provengono da Filippine, Sri Lanka, Etiopia e Madagascar.
Di recente Human Rights Watch ha denunciato la carente legislazione sul lavoro in vigore in Libano, che consente di commettere impunemente abusi e violenze sugli impiegati immigrati. Secondo l'organizzazione internazionale, in media un lavoratore straniero a settimana si suicida in Libano a causa delle inumane condizioni di lavoro cui è sottoposto, tra cui orari di lavoro massacranti, mancato pagamento di contributi e restrizioni alla libertà.www.osservatorioiraq.it

Ortidea, al via la prima edizione alla Cavallerizza

Le proposte sbocciano come fiori, in Piazzale della Cavallerizza a Piacenza. Un luogo da poco riportato alla luce, nel centro cittadino, capace di unire l’amore per il verde e l’essenzialità di un’architettura di ultima generazione, in un parco di design. Per due giorni sarà possibile curiosare, prendere spunti e acquistare fiori e piante davvero originali perché nasce “Ortidea”, il primo evento dedicato interamente al mondo delle Orchidaceae. Ospite d’onore è la dea dei fiori, che si svela in tutta la sua eleganza, dalle specie più insolite a quelle più note, inebriando inoltre con le dolci fragranze delle Orchidee del Madagascar, da cui si estrae la Vaniglia.

Per l’occasione l’Oasi dei Ghirardi illustrerà 33 specie rare custodite gelosamente dal WWF sull’Appennino Parmense nell’Alta Val di Taro (PR), paradiso naturale di questi boccioli. A dare un esempio concreto di geniali Ortidee sono inoltre gli allestimenti di alcuni giovani paesaggisti che stanno creando artistici potager negli spazi verdi dei loft che circondano piazzale della Cavallerizza. Il tema dell’ambientazione è la progettazione di un orto-giardino dove unire all’esigenza estetica, una nuova idea di cultura alimentare. In occasione della giornata inaugurale dell’evento, una giuria selezionata di esperti, tra cui Maria Troni, giornalista e specialista del verde ed Elisabetta Fontana Bottrighi esperta di giardinaggio, premieranno il miglior allestimento. Le proposte rimarranno poi in esposizione per tutta la durata dell’evento come spunto per creare il proprio giardino. Per realizzarlo basta invece girare tra gli stand dove è possibile vedere, imparare a coltivare, raccogliere informazioni e acquistare pratici utensili per un gardening davvero chic! In particolare sarà presente l’ALAO (Associazione Lombarda Amatori Orchidee) che oltre ad allestire una mostra fotografica in onore della “dea dei fiori”, organizza corsi gratuiti di “soccorso” e mantenimento. E per una consulenza istantanea si potrà portare la propria piantina in visita sabato 11 giugno. Oltre alla protagonista indiscussa, all’appuntamento non mancheranno anche altri fiori straordinari quali le piante acquatiche, le rose e le erbacee.

Madagascar dichiara guerra al tetano

Antananarivo - Il governo del Madagascar, con la collaborazione di organizzazioni internazionali non governative, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per contrastare la diffusione del tetano. Il progetto si basa principalmente sulla somministrazione gratuita di vaccini alle fasce della popolazioni piu' a rischio: donne e bambini.
Particolare attenzione e' destinata a una capillare campagna d'informazione per sensibilizzare i cittadini ed evitare il piu' possibile i rischi di contrarre la malattia. Per la vaccinazione sono stati allertati tutti i centri sanitari dell'isola, mentre alla campagna di informazione partecipano anche le scuole, gli uffici pubblici e i principali mezzi di comunicazione. (AGIAFRO) -

Donnavventura e Yokohama, rinnovata la partnership per la spedizione 2011

Yokohama fornirà i propri pneumatici anche per l’edizione 2011 dell’originale raid al femminile Donnavventura. Le partecipanti di quest’anno, che saranno selezionate a breve, potranno diventare reporter di viaggio per i numerosi media partner dell’evento. Il tour 2011 toccherà alcuni fra i più deliziosi luoghi del globo: l’incantevole e profumata Mauritius, lo splendido Madagascar, l’inaspettata isola di Rèunion, l’affascinante Kenya che impegnerà le Donnavventura in avvincenti safari, le paradisiache Seychelles e i ricchi e misteriosi Emirati Arabi Uniti. Tanto mare, tanti spostamenti quest’anno per le Donnavventura, che saranno chiamate ad affrontare una prova molto impegnativa e più lunga del solito: la spedizione 2011 infatti partirà a Ferragosto e durerà fino a Natale, oltre 4 mesi di viaggio!
Per affrontare i lunghi trasferimenti su terra, in particolare su terreni aspri e impegnativi come la savana o l’arido terreno all’interno del Madagascar, le Donnavventura dovranno avvalersi del supporto tecnico e della sicurezza offerta dai più avanzati dispositivi. Per questo Yokohama equipaggerà i pick-up Mitsubishi con pneumatici off-road e all-terrain di ultima generazione, studiati per resistere alle sollecitazioni di terreni accidentati e alle alte temperature di esercizio che caratterizzeranno questo viaggio. Per questo Yokohama assicurerà l’ultima evoluzione del modello Geolandar G012, adatto sia a una guida off-road sia sull’asfalto e particolarmente forte e robusto. Per un viaggio lungo ed impegnativo in tutta sicurezza.
Come sempre le Donnavventura non saranno solo impegnate a guidare e a viaggiare, ma dovranno trasformarsi in vere e proprie reporter: descriveranno emozioni e vissuti provati in questi favolosi paesi: immagini e racconti che accompagneranno la spedizione su tutti i media partner e su Videomediaset e poi, a partire da gennaio, su Rete4. Le Donnavventura avranno infatti di fronte a sé un viaggio complesso, che permetterà loro di incontrare diverse culture e tradizioni locali contrastanti: una ricchezza di esperienze che racconteranno sapientemente al pubblico appassionato che da anni segue il format.
Appuntamento quindi a metà luglio per conoscere i nomi delle fortunate e coraggiose Donnavventura che partiranno alla volta dell’Oceano Indiano e a metà agosto per la partenza di questa entusiasmante spedizione!
Fonte MEGAMODO.COM

Alta moda del gelato:dal 19 luglio “Il gelato nel piatto” in 100 ristoranti italiani nel mondo

Parte martedì 19 luglio la sei giorni del Gelato d'Alta Gastronomia: "Il Gelato nel Piatto" sarà infatti fino a domenica 24 luglio nei menu di cento ristoranti di tutto il mondo, dall'Europa agli Stati Uniti, dal Sud America all'Asia.
Per sei giorni ci si può sedere nei migliori hotel di Venezia, nei ristoranti di Via Veneto a Roma, a Bologna, a Parma, a Rimini ma anche a New York, Porto Rico, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Lugano, Montecarlo, Mosca, Atene e in tantissimi altri locali in Italia e all'estero per gustare il gelato non solo come dessert.
La manifestazione - "Il Gelato nel Piatto con Parmigiano-Reggiano, Prosciutto di Parma e prodotti Dop, Igp, Stg", singolare sperimentazione giunta alla seconda edizione – è promosso dal giornale on-line INformaCIBO, in collaborazione Degusta e con il sostegno di Alma (Scuola internazionale di cucina italiana di Gualtiero Marchesi), di Parma Alimentare (il Consorzio che si propone di "sostenere" in Italia e nel mondo i prodotti alimentari tipici) e di Fiere di Parma (che organizza Cibus e Cibus Tour). Main sponsor i Consorzi del Parmigiano-Reggiano e del Prosciutto di Parma, Fabbri 1905 e Carpigiani.
Già arrivate in redazione fantasiose ricette che abbinano l'arte fredda all'alta cucina. Alcuni esempi di quanto verrà proposto all’estero: da Montecarlo, il cuoco navigante Gino Razzano, dal Motor Yacht Sai Ram partecipa con "Cannolo croccante foderato di Prosciutto di Parma, ripieno di cremoso gelato al Parmigiano Reggiano, arcobaleno di pomodorini gratinati con pistacchi di Bronte e crema di barbabietola".
Massimo Pasquarelli, il primo Chef italiano a conquistare la stella Michelin in Asia, attualmente Chef al The Aberdeen Marina Club di Hong Kong, presenta la sua speciale ricetta "Spinosini con l’amarena Fabbri in un turbante di gelato di patate grigliate e Parmigiano Reggiano, granella di Prosciutto di Parma su crema di pistacchio e fiori di timo".
Da Singapore Lino Sauro, executive Chef al Gattopardo, ha ideato una ricetta davvero singolare anche nel nome: "Parfait di Mela Verde con chip di Parmigiano Reggiano, Sorbetto di mela, Prosciutto di Parma caramellato. Bon Bons di latte al miele di Trifoglio".
Dalla Thailandia, Francesco Greco chef del ristorante italiano "Prego" al Westin Siray bay resort di Phuket presenta la ricetta "Parfait al Prosciutto di Parma, gelato alla senape e salsa leggera al Parmigiano Reggiano".
Lo chef Marco Medaglia di Aqua Roma, uno dei migliori Ristoranti di Hong Kong, si presenta con una "Cialda al Parmigiano-Reggiano, Biscotto al Pistacchio e Spuma ai Pomodorini di Pachino".
Lo chef Luca Cesarini del Pelican Hill Resort, situato a Newport Coast della California, ha ideato un piatto singolarissimo: "Insalata di Prosciutto di Parma con pane nero e zucchina fritta; mousse, gelato e croccante al Parmigiano-Reggiano Bonat".
Da Lugano, il giovane chef Alessandro Fumagalli, del ristorante Villa Saroli a Lugano, ha preparato una "Spuma al Parmigiano-Reggiano, cialda croccante al melone, sorbetto al melone e Prosciutto di Parma".
Lo chef Marcello Russodivito dal suo locale che si trova a Suffern, vicino a New York, ha preparato un "Gelato al Parmigiano-Reggiano, Prosciutto di Parma e aceto balsamico tradizionale".
Angelo Saracini ha preparato il suo piatto da Atene: "Gelato alla vaniglia con fettuccine fatte in casa e con Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano". Infine, dalla Cina, lo chef campano Giovanni Parrella, dal ristorante del lussuoso Grand Hyatt Beijing, presenta la sua ricetta "Gelato al foie gras, salsa di Amarena Fabbri, Prosciutto di Parma croccante e Parmigiano-Reggiano".
Tutte le ricette sono online sul sito www.ilgelatonelpiatto.it. (aise)

Ibla Grand Prize" 2011: a Ragusa un concorso musicale internazionale

Ibla Grand Prize” giunge alla sua 20esima edizione. Il concorso internazionale di musica, destinato a giovani pianisti, compositori e cantanti, viene organizzato dalla Ibla Foundation di New York, e si svolge negli scenari di Ragusa Ibla.
Cominciate le esibizioni fin dal 1° luglio, la serata di gala con le premiazioni si svolgerà nella cornice di villa Criscione, sulla strada che collega Ragusa a Marina di Ragusa. Gli incassi della serata conclusiva saranno devoluti in beneficenza pro Madagascar.
Per i vincitori del concorso non sono previsti premi in denaro ma la possibilità di esibirsi nei concerti della rete Ibla Awards che si svolgeranno nei teatri più
prestigiosi al mondo. I vincitori delle scorse edizioni sono stati presentati al Lincoln Center o Carnegie Hall di New York, alla Tokyo Opera City Hall, alla Tchaikovsky Bolshoi Hall di Mosca oltre ad altre prestigiose Università in Canada, Europa, Russia e USA.
Contestualmente sarà assegnato il premio Costanza Giampiccolo Arezzo di Donnafugata che andrà ad uno dei migliori talenti in concorso. Tra gli ospiti della serata conclusiva sono annunciati anche la principessa d’Indonesia, lady Dewi Sukarno, ed alcuni dei componenti del consiglio di amministrazione della Fondazione Ibla di New York, come Richard e Donna Soloway e Geoffrey Bradfield.
Marco Magrini

martedì 5 luglio 2011

Madagascar culla della biodiversita'

Individuate 615 nuove specie secondo un rapporto del wwf


Pur essendo solo un'isola il Madagascar è veramente l'ottavo continente, come lo definiscono i naturalisti, almeno dal punto di vista della biodiversità: lo conferma un rapporto del WWF, secondo cui negli ultimi 10 anni sono state trovate più di 615 nuove specie tra piante e animali, molte delle quali però sono già a rischio. Gli scienziati che hanno operato sull'isola hanno trovato dal 1999 385 nuove piante, 42 invertebrati, 17 pesci, 69 anfibi, 61 rettili e 41 mammiferi.

Il Madagascar quindi secondo i calcoli ha il 5% delle specie mondiali, il 70% delle quali si trova solo nell'isola africana. Questa cifra però potrebbe ridursi molto presto, avvertono gli autori del rapporto, soprattutto per effetto della deforestazione, che ha già eliminato il 90% degli alberi presenti sull'isola, del bracconaggio e della pesca eccessiva, che sta erodendo le barriere coralline: "Il rapporto mostra un'altra volta quanto unico e irripetibile sia l'ecosistema del Madagascar - spiega Nanie Ratsifandrihamanana, direttore del programma di conservazione del WWF nell'isola - noi lavoriamo ogni giorno per stabilire un'area protetta e promuovere alternative sostenibili per gli abitanti".
Fra le nuove specie trovate ce ne sono molte da record: è il caso della palma Tahina, che produce la sua spettacolare infiorescenza una sola volta e quindi muore, o del lemure Microcebus, che con i suoi 30 grammi di peso è il più piccolo primate del mondo.




Una minaccia all'ecosistema viene anche dall'instabilità politica del paese, spiegano gli esperti: "Questa ha provocato l'allontanamento dei turisti - si legge nel rapporto - con il risultato che la popolazione, sempre più povera, si sposta sulla costa dove esercita una pressione insopportabile sull'ecosistema". Fonte ANSA > In Viaggio >

Madagascar, che spettacolo

Le più belle foto di ANSA Viaggi

In Madagascar la natura è caratterizzata da un insieme di ecosistemi variegati


Vi è una varietà di animali particolari dove il grado di endemicità è dell'80% per la fauna e del 90% per la flora


Ogni regione possiede la sua specificità paesaggistica da scoprire


La capitale del Madagascar è Antananarivo
La città è adagiata sul fianco di una lunga e stretta cresta rocciosa che si estende a nord e a sud per circa 4 km


Il Madagascar è un Paese di mare, con i suoi 5000 km di litorale


Le baie e le spiagge invitano a praticare molte attività come la pesca e le immersioni, la navigazione a vela e il windsurf


L'incontro delle popolazioni si realizza pienamente attraverso l'accoglienza degli abitanti


I parchi nazionali sono importanti per familiarizzare con altri abitanti dei luoghi


Montagne d'Ambre, Masoala, Andasibe Mantadia, Bemaraha, Ranomafana, Isalo, Andringitra sono soltanto alcuni dei parchi naturali da visitare





Ecco gli imponenti Baobab giganti, alti fino a 30 metri


Le barriere coralline malagasce fanno parte dei migliori siti al mondo


La cultura malgascia fa riferimento a un tempo passato, alla primogenitura e agli antenati


Da non perdere le isole paradiso di Nosy Be o l'isola giardino di Sainte Marie