martedì 22 maggio 2012

I tabù non salvano più i lemuri e la fauna endemica del Madagascar













Lo studio "Analysis of Patterns of Bushmeat Consumption Reveals Extensive Exploitation of Protected Species in Eastern Madagascar" di ricercatori delle università britanniche di Bango e Kent e di Madagasikara Voakajy del Madagascar, pubblicato su Plos One,  spiega che «La comprensione dei modelli di consumo di carne di selvaggina proveniente da foreste tropicali è importante per la progettazione di approcci per affrontare questa grave minaccia per la biodiversità e ridurre le potenziali vie di trasmissione di malattie emergenti». Fino ad ora il consumo di carne selvatica era stato poco studiato in Madagascar, uno dei maggiori hotspot della biodiversità e i ricercatori spiegano che studiare il consumo di carne selvatica è difficile, dato che molte specie sono protette ed è difficile trovare testimoni.
Per questo il progetto della Ong malgascia e delle due università britanniche, sostenuto dal governo e dal dipartimento delle acque e foreste del  Madagascar, da Conservation International, dall'Institute Pasteur e dall'università di Antananarivo, ha intervistato 1.154 famiglie in 12 città e villaggi dei distretti di Moramanga e Anosibe An'ala, nella regione di Alaotra-Mangoro del Madagascar orientale ed effettuato un monitoraggio sul territorio. «Abbiamo studiato l'importanza di variabili socio-economiche, gusti e preferenze, tabù tradizionali sul consumo di 50 specie selvatiche e domestiche - si legge su Plos One - La maggior parte dei pasti non contengono proteine ​​animali. Tuttavia, gli intervistati consumano una vasta gamma di specie selvatiche e il 95% degli intervistati ha mangiato almeno una specie protette (e quasi il 45% ne ha mangiato più di 10)». I diversi livelli di vita e ricchezza rurale e urbano sono dati importanti per definire la quantità di consumo carne selvatica: «Ma l'entità e la direzione dell'effetto varia tra le specie». Dallo studio emerge che «La carne delle specie selvatiche non è la preferita ed è considerata inferiore ai pesci ed agli animali domestici. I tabù hanno fornito protezione per alcune specie, in particolare per il minacciato Indri, ma presentiamo le prove che questo tabù si sta rapidamente erodendo».
Secondo lo studio è essenziale applicare le norme esistenti sulla fauna selvatica e sulle armi da fuoco, «In particolare nelle zone in fase di rapido cambiamento sociale. La questione della caccia come una grave minaccia alla biodiversità in Madagascar può essere pienamente riconosciuta solo ora. È' necessario intervenire immediatamente per garantire che le specie pesantemente cacciate siano adeguatamente protette».
L'area indagata è un mosaico di terreni agricoli, pascoli, foreste umide naturali e piantagioni di alberi esotici. L'accesso alla foresta naturale, e la caccia e la raccolta di prodotti forestali dovrebbero essere strettamente controllate in tre aree protette e intorno ad una miniera di nichel.  Altre significative aree di foresta della regione di Alaotra-Mangoroe sono state designate nuove aree protette gestite dalle comunità, dove l'accesso alle risorse viene regolamentato a livello locale. Economie soprattutto agricole dove i redditi sono bassissimi: nel 2005  la spesa annua delle famiglie era di 169 dollari nelle zone rurali e di 185 nelle aree urbane.
Dei 3.425 pasti campionati dalla ricerca, il 74,5% non conteneva proteine ​​animali, l'11,8% conteneva proteine ​​provenienti da animali domestici e il 13,7% proteine ​​provenienti da animali catturati allo stato selvatico. Dei 469 pasti contenenti carne di selvaggina «La maggior parte erano pesci e invertebrati acquatici, con solo il 9,6% da animali selvatici terrestri (1,3% di tutti i pasti). La percentuale di pasti segnalati per contenere carne di specie protette dalla legge (cioè quelli classificati come rigorosamente protette o protette) era molto piccola (18 pasti, o lo 0,5%)». Le famiglie urbane consumano il doppio di pasti a base di carne (52,8%) rispetto alle famiglie rurali (25,8%) ed i migranti interni consumano il 49% di pasti a base di carni, Anche le famiglie che vivono in abitazioni con 3 o più stanze consumano in media il 60% di pasti a base di carne di quelle che vivono in un singolo locale (41,4% in città e 25,8% in campagna). L'effetto di ciascuna delle tre variabili è maggiore per la carne di allevamento che per quella selvatica ma, nonostante la bassa percentuale di pasti contenenti carni di animali catturati in natura, e la piccola percentuale di pasti con carne di specie protette, il 95% ammette di averne mangiato almeno una e il 44,5% ha mangiato 10 o più specie protette o rigorosamente protette, il 96% ha mangiato selvaggina.
Il consumo di animali protetti varia considerevolmente secondo le specie: la maggioranza delle persone ha mangiato l'endemico tenrec striato di pianura (Hemicentes semispinosus) ,  mentre in pochi si sono cibati del  cuculo curol del Madagascar (Leptosomus discolor).  Sono comunque i poveri delle aree rurali a cibarsi di più di 10 specie protette, compresi lemuri molto rari,  che sono state mangiate da oltre la metà delle famiglie rurali più povere, mentre oltre la metà delle famiglie cittadine più ricche si ciba di 2 specie protette. Per esempio il sifaka diadema (Propithecus diadema) minacciato di estinzione è stato mangiato dal  58% delle famiglie rurali e solo dal 2% di quelle urbane,  mentre è due volte più probabile che una famiglia urbana abbia consumato due volte più probabilità di avere consumato carne di volpe volante del Madagascar (Pteropus rufus). Le specie endemiche del Madagascar che sembrano più minacciate dal bracconaggio e dal mercato della carne selvatica sembrano i lemuri, soprattutto 9 specie, tra le quali i vari bianconero (Varecia varecia), il raro indri (Indri indri) e il sifaca diadema.  Ma risultano ampiamente consumate anche altre specie come il lemure del bambù (Prolemur simus),  il tenrec comune (Tenrec  ecaudatus), la faraona di numidia (Numida meleagris) e l'anatra becco rosso (Anas erythrorhyncha).
Tra le specie protette quella preferita è il lemure marrone (Eulemur fulvus) e i ricercatori  fanno notare che «Questa specie è raramente elencata dagli intervistati come un tabù, il che può riflettere la sua fisionomia e postura meno "umana" rispetto agli altri grandi lemuri diurni». Infatti nel sondaggio emerge  «Una chiara relazione tra gusto, preferenza e tabù, dato che le specie indicate comunemente come tabù ottengono una classifica molto bassa in termini di preferenza di gusto. E' ben noto che i tabù possono essere interiorizzati, influenzando la percezione di una persona. Per esempio, gli ebrei laici sono spesso incapaci di godere di cibi considerati proibiti da parte degli ebrei religiosi. La preferenza, naturalmente, è solo un driver di consumo tra i tanti. Per esempio il pappagallo Vasa che si ciba di semi è preferito da meno dell'1% delle persone, ma è consumato comunemente. Questo probabilmente perché viene ucciso in quanto nocivo delle colture e poi mangiato, piuttosto che essere ricercato come cibo».
Il ruolo dei tradizionali tabù malgasci nel controllo della caccia era già stato analizzato in precedenza e sembrano aver contribuito a non far lievitare la domanda di carne di grandi lemuri diurni, carnivori e tenrec, ma lo studio mette in discussione la permanenza di questi tabù, dato il numero di grandi lemuri diurni che vengono uccisi: «Mentre l'elevato numero di sifaka diadema registrato come carne selvatica dai monitoraggi locali è almeno in parte coerenti con i risultati delle nostre interviste - spiegano i ricercatori - il grande numero di Indri osservati sono in contrasto con la bassa percentuale della popolazione che ammette di averli mangiati e con l'elevata percentuale che sostiene che la specie è tabù». Questo sarebbe dovuto al fatto che l'area è in fase di rapido cambiamento sociale, con una forte immigrazione attirata dall'industria mineraria e al turismo, che sta diminuendo il potere dei tabù tradizionali per il controllo di caccia. Nell'area interessata dallo studio dal 2007 le miniere d'oro artigianali sono aumentate esponenzialmente  e sono i giovani, che hanno più denaro e tempo libero a disposizione, per il rapido passaggio da un'agricoltura di sussistenza a cercatori d'oro, a passare più tempo nei bar locali e mangiare spuntini a base di carne fritta di lemuri che alimenta questo nuovo mercato. Inoltre è probabile che i giovani si accorgano che il consumo di carne di indri non provoca sugli immigrati nessuna delle conseguenze minacciate dal tabù e quindi siano più inclini a cibarsene anche loro.
«Suggeriamo che la potenza del tabù sia in declino - si legge nella ricerca - sotto la duplice pressione della crescente ricchezza e della mobilità umana. Questo non è senza precedenti. La caccia di Indri è stata segnalats dal nord del Madagascar e attribuita ad un afflusso di immigrati».
In Madagascar esistono severi leggi e pesanti multe e pene per proteggere lemuri ed altra fauna endemica, ma vengono raramente fatte rispettare, quindi l'alto numero di sifaka ed indri uccisi riscontrato in alcuni dei villaggi a causa del recente bracconaggio potrebbe portare presto localmente all'estinzione degli indri,  che erano tradizionalmente tabù in questa parte del Madagascar, con una pressione venatoria presumibilmente più bassa in passato rispetto ad altri lemuri non un tabù. 
Lo studio conclude che «Vi è un crescente corpo di prove che dimostrano che gli animali selvatici in Madagascar sono soggetti a  pressioni alte dalla caccia a livello locale e che, mentre la carne selvatica fornisce proteine ​​preziose, la caccia illegale di specie protette sta diventando un importante problema per la conservazione. Le recenti notizie provenienti dal Madagascar, collegate  al consumo di carni di lemuri, tartarughe e cacciagione, con arresti di persone coinvolte nel commercio di carne selvatica, hanno portato ad un'attenzione senza precedenti su questo problema. Dal momento che gli esseri umani arrivarono in Madagascar, molte dei più grandi vertebrati terrestri dell'isola si sono estinti, una perdita che è colpa, almeno in parte, della caccia. Se si vogliono evitare ulteriori estinzioni, è necessaria un'azione urgente per ridurre la caccia di specie protette. Il progresso nella creazione di nuove aree protette in Madagascar, che aggiunge grandi aree di foresta e zone umide al sistema nazionale delle riserve, deve essere accompagnata da una iniziativa urgente per contrastare la caccia»
Fonte:Greenreport

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