martedì 15 maggio 2012

L'azzardo dei derivati finanziari


Che cosa siano i derivati finanziari, se uno non pretende di entrare nei dettagli, è presto detto. Un titolo di debito o di proprietà è uno strumento finanziario di base. La promessa di cederlo a una certa data e a un certo prezzo è già un derivato. Ma la maggior parte dei derivati non è mica così semplice. Un derivato può consistere nella possibilità di imporre a qualcuno l'acquisto di un altro derivato a un prezzo che sia la radice cubica del prodotto del prezzo del secondo moltiplicato per due volte quello di una certa obbligazione del Madagascar diviso per pi greco il prezzo di un'azione Apple. Capito qualcosa? Sia che sì sia che no, adesso domandatevi: quanto vale un simile derivato? Si accettano scommesse. Appunto, le scommesse. Queste, e cioè il valore dei derivati sul mercato mondiale, hanno raggiunto la bella cifra di 700.000 miliardi di dollari, stando all'ultima rilevazione (2011) della Banca dei Regolamenti Internazionali. Dieci volte il pil mondiale. Nessuno sa a quanto ammonti il vero valore di tutta questa massa di registrazioni elettroniche. E c'è di peggio. A controllare più del 90% di questo mercato sono cinque sole banche, Jp Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Hsbc. Se una di queste perde solo un decimo sui derivati in suo possesso, per rimettere a posto le cose l'intera economia mondiale deve lavorare due mesi e mezzo. Fate i conti e vedrete che è proprio così. Per questo Warren Buffett ha definito i derivati «armi di distruzione di massa». I derivati finanziari sono gioco d'azzardo allo stato puro, ma sono truccati da nobilissime incarnazioni della Finanza Moderna. Regolamentarli in qualche modo è già molto difficile, ma se si aggiunge alla difficoltà la scarsissima volontà politica è uno sforzo disperato: per controllare a dovere questa finanza pirotecnica bisognerebbe colpire interessi potenti e… molto generosi verso i politici. Il risultato è che da tempo i derivati possono galoppare liberamente per le vaste praterie dell'economia mondiale. E al loro passaggio, non cresce più l'erba. Perché i giocatori di fatto non giocano i loro soldi, ma quelli di innocenti famiglie che potranno ritrovari rovinate quando il gioco finisce. I derivati vanno regolati, se non proibiti. Chi vuol giocare vada al casinò come Emilio Fede, senza trascinare sul lastrico per il proprio vizio persone innocenti.
 Paolo Brera rerumscriptor@yahoo.fr

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