domenica 26 febbraio 2012

Barbara Bini, ex titolare di un avviato Studio Professionale di Consulenza del Lavoro a Milano.


L'INTERVISTA




Perché hai lasciato l’Italia per il Madagascar


Me lo sto ancora chiedendo. Non c’è stato un unico motivo, ma una serie di motivi. La prima volta che sono stata in vacanza, a Nosy Be, per una settimana di immersioni con Luca, il mio compagno,  ero rimasta un po’ perplessa, le immersioni non erano state eccezionali, avevo avuto un problema di salute che mi faceva stare un po’ in tensione e l’aspetto “fatiscente” dei villaggi mi  metteva a disagio, mi sentivo un’intrusa.
La natura però mi aveva subito colpito e negli ultimi giorni di vacanza avevo cominciato a rilassarmi e a percepire la bellezza che mi circondava.
Luca invece era rimasto entusiasta e durante il volo di rientro in Italia mi aveva annunciato che prima o poi saremmo venuti a vivere in Madagascar.
Ricordo di aver pensato: HEI !!!............., andiamoci piano, per una vacanza si può ancora fare, ma addirittura viverci !!!

Al rientro in Italia


Dopo quella vacanza, quando sono rientrata in Italia, ho cominciato a vedere il “mio” mondo con occhi diversi. Tutto mi sembrava inutile e finto, tutto basato sull’apparenza, i ritmi di lavoro assurdi, il cibo senza sapore, l’assenza completa di colori…. Era come se vedessi la mia vita da fuori, dall’alto, dal punto di vista di un’altra persona e ho cominciato a farmi delle domande.
Quello che mi ha “fregato” è stato lasciare la porta aperta alla possibilità di cambiare vita, pur non avendoci mai pensato prima. Non sono mai stata una di quelle persone che vogliono scappare su un’isola deserta. Per me la città era la normalità… Avevo fatto tanti bei viaggi, anche in paesi molto poveri, ma mai avevo avuto una reazione emotiva che avesse scosso le mie sicurezze in questo modo. Se tornavo da un paese povero, in cui mi ero magari lavata per dieci giorni con un secchio d'acqua e avevo fatto i miei bisogni in un buco nel terreno, come in Nepal, quando rientravo in Italia, apprezzavo ancora di più la comodità del mio bel bagno pulito e accogliente; il viaggio mi serviva per  apprezzare quello che avevo o forse per sopportare quello che inconsciamente mi mancava. Non so se tutto ciò sia capitato perché ero nel momento giusto della mia vita o perché il Madagascar ha dei poteri particolari (io sostengo che sia una terra magica), sta di fatto che dopo aver scoperto il Madagascar non sono più stata la stessa. Tutto ha cominciato a darmi fastidio, ero insofferente, cominciavo a sospettare che il mio “spirito” fosse stato concepito per una vita diversa da quella in cui mi ritrovavo.

Il mare


La mia passione per la subacquea occupava sempre di più i miei pensieri e la mia mente, da subacquea ricreativa quale ero, sono diventata guida subacquea, dando una mano in un diving di amici nel tempo libero per fare esperienza, poi ho preso il brevetto di istruttrice PADI, per essere pronta, nel caso in cui passasse il mio treno. Stavo già pensando in modo diverso.... a dire: perché no?

Lo Squalo Balena


Luca dal canto suo, lavorava di persuasione, da sempre convinto che quello fosse il nostro destino, e soprattutto convinto che Nosy Be non fosse solo quello che avevamo visto in quella misera settimana. Siamo quindi tornati una o due volte a Nosy Be, per periodi più lunghi, finché, nel novembre 2005, ho incontrato, per la prima volta, lo SQUALO BALENA e da quel momento ho capito che avrei voluto fare un lavoro che mi permettesse di stare a contatto il più possibile con creature così meravigliose.
Nei tre anni successivi al mio primo incontro con il Madagascar, ho “preparato” la mia famiglia, ho cominciato ad organizzarmi in vista dell’idea di chiudere la mia attività professionale, e ho atteso pazientemente il mio treno per il Madagascar:  ed è arrivato!
 Mi piace pensare che, quando desideri fortemente qualcosa, l’universo congiura per fartela ottenere…

L’inizio della tua attività


Dopo i nostri viaggi “turistici” a Nosy Be siamo rimasti in contatto con i titolari del diving con cui facevamo le immersioni a Nosy Be, facendo loro presente che eravamo interessati a trasferirci, e ad investire in un diving. Uno dei soci ha avuto la richiesta da parte del Corail Noir Hotel di aprire un diving interno alla struttura e ci ha mandato una e-mail per sapere se eravamo ancora interessati. Il classico “fischio” e noi siamo arrivati di corsa. 

Il nuovo mondo


Psicologicamente non ho avuto problemi ad ambientarmi, la gente è disponibile e aperta a tutte le stranezze di noi "wasa", ma soprattutto mi sono resa conto che abbiamo bisogno di molto meno di quello che pensiamo. Quando vivevo a Milano il sabato mattina scattava lo "shopping compulsivo" e buttavo via montagne di soldi solo per cercare di riempire i miei vuoti. Da quando sono a Nosy Be, mi compro al massimo un cestino di rafia al mercato (200o ariary, meno di un euro) o un pareo e sono felice.... Uno dei miei timori, nel cambio di vita, era proprio il passare da una grande città, ricca di stimoli, di opportunità, di comodità... al nulla. Ora, riflettendo sulla incredibile naturalezza con cui mi sono adattata a questo nuovo mondo, credo che il nulla che vedevo era la mancanza di cose inutili. Qui, in realtà, se si hanno gli occhi per guardare, c'è una ricchezza inestimabile per l'anima.

L’adattamento


Il corpo invece ci ha messo un po’ di più…. Per il primo anno da quando mi sono trasferita in Madagascar, nel 2006, ho sofferto di otite, di tosse cronica, di nausea per mesi e mesi. Tutto sommato avevo passato praticamente tutta la mia vita a Milano al chiuso, in casa o in un ufficio, e cambiare radicalmente abitudini e ritrovarsi improvvisamente sotto il sole, all’aria aperta tutto il giorno e a contatto con l’acqua credo che abbia un po’ messo a dura prova il mio organismo. Poi, come d’incanto, è come se il mio organismo avesse “registrato” il nuovo ambiente, e da quel momento, non ho più avuto nulla.

 Il tuo lavoro


La parte che preferisco è il contatto con il mare e la natura. Tecnicamente ad una guida subacquea è richiesto di portare subacquei brevettati in zone particolarmente affascinanti per ammirare il fondale e le creature marine. Fare questo lavoro qui a Nosy Be è inimmaginabile, ti dà una grande soddisfazione. Certo, come ovunque il mare è imprevedibile: a volte ti da tutto,  altre volte ti lascia frustrato. Ma a Nosy Be, poiché il ciclo delle stagioni comporta variazioni della temperatura dell'acqua di 7 gradi (da 24 in inverno a 31 in estate) la vita marina è sempre diversa, gli incontri cambiano in base alla stagione e non c'è modo di annoiarsi. L'entusiasmo di una guida subacquea è contagioso e devo dire che il mio naturale entusiasmo è supportato dalla incredibile ricchezza di questi mari. Oltretutto, pur non essendo biologa, sono per natura curiosa, e amo capire e studiare, quindi ogni giorno per me è un arricchimento che poi cerco di trasmettere a chi si immerge con noi. Vivere emozioni uniche e poterle rievocare è il massimo che si possa desiderare, e qui arriviamo alla seconda mia passione, cioè fare foto e video subacquei. Così, chi torna a casa dopo una settimana di immersioni, può rivivere i momenti che ha vissuto. Fare questo lavoro con passione credo sia importante,  sia per la propria attività che  per questo paese. Il Madagascar, a livello di subacqueo, è ancora tutto da scoprire, non ha tradizione, non ha un nome famoso, come le Maldive o il Mar Rosso, quindi va fatto capire, va spiegato; è importante prendere le persone "per mano" e mostrare loro tutto quello che può offrire: la quantità impressionante di pesce che arriva con certi tipi di marea, gli influssi della luna, l'importanza e la varietà del plancton, le misteriose apparizioni dello squalo balena, l'incredibile puntualità della migrazione delle megattere..... Ogni anno, quando avvistiamo la prima megattera, tratteniamo a fatica una lacrima, dentro di noi pensiamo: nonostante l'uomo, ce l'avete fatta anche questa volta....Quando una persona, dopo essersi immersa con noi, ti dice "non avevo idea che il Madagascar fosse così bello" abbiamo la certezza di aver lavorato bene.

foto di Lorenzo

Inoltre


Oltre a fare il mio lavoro di istruttrice e guida subacquea, però, ovviamente, c'è anche una parte di lavoro che si svolge dietro le quinte, che non è meno importante. Io e Luca ci occupiamo di tutta la gestione del diving, dividendoci i compiti: io mi occupo delle prenotazioni, dei rapporti con i tour operator e con le agenzie viaggi, della parte amministrativa (vista la mia precedente esperienza mi tocca), della promozione e di tutto quello che può servire. Chi decide di venire a vivere in Madagascar deve saper fare un po' di tutto e soprattutto deve saper adeguare le proprie capacità ai mezzi che ha a disposizione.

I malgasci


E’ un argomento molto delicato. La difficoltà di interagire con i malgasci la si percepisce solo quando si vive qui.  Quando si hanno contatti “da turista” appaiono solari, allegri, disponibili, generosi. E questo ti stupisce, loro non hanno nulla, sono poveri, ma sono disposti a dividere quel nulla con te. Quando invece devi lavorare con loro, allora ti scontri con la assoluta differenza di temperamento, di prontezza intellettuale, di velocità di reazione, di capacità logica…. E questo a poco a poco ti porta alla frustrazione e, a volte, all’esaurimento.  Ti aspetti qualcosa da loro che non è possibile ottenere, perché non hanno avuto il tuo stesso percorso, non sono vissuti nel tuo stesso contesto, hanno principi diversi. Sono comunque degli ottimi esecutori, e la loro capacità di arrangiarsi determina la soluzione di problemi pratici nei modi più bizzarri e creativi. L'efficienza di un'attività che comporti l'impiego di lavoratori malgasci è subordinata al controllo costante nonché alla preparazione di itinerari e sistemi operativi dettagliatissimi che prevedano ogni possibile inconveniente. Nel momento in cui si presenta la variabile, il malgascio non chiede, ne si ingegna. Si ferma e aspetta.

 E  l’Italia


Ogni anno torno in Italia per quasi due mesi, fra gennaio e marzo, in quanto non è una buona stagione per l’attività subacquea a causa delle piogge. Torno ovviamente per vedere i miei genitori e per godere delle prelibatezze che mi prepara mia mamma; per la cucina e il vino italiani in genere. Questi mesi di trasferta sono però molto importanti anche a livello lavorativo, per i contatti che si mantengono con i clienti più affezionati, con i club subacquei e con i tour operator. Un'altra incombenza che siamo obbligati a svolgere in Italia (visto che il Madagascar, in questo ambito, è fermo all'età della pietra) è l'aggiornamento e la manutenzione delle attrezzature; la nostra attività si basa quasi totalmente su strumenti tecnici e tecnologici: dall'attrezzatura subacquea, ai computer, all'attrezzatura fotografica, eccetera, che devono essere tenuti sempre in perfetta efficienza. Mentre siamo in Italia faccio infine scorta di libri e ne approfittiamo per dare una controllata anche al nostro stato di salute. Esami del sangue, della vista, dei denti.... Questo è l'unico vero limite del Madagascar: in caso di un problema di salute grosso o piccolo (come il dentista), l'unica possibilità è tornare subito in Italia.

Cosa pensi della politica italiana


Che è ciò che dimostra: l'Italia è un grande paese, perché  se,  nonostante la totale incapacità, disonestà e spreco di denaro che contraddistingue la nostra classe dirigente, l’Italia non è ancora diventato un paese del terzo mondo, significa che gli italiani sono gente tosta.

Sei orgogliosa


Si sono orgogliosa di potermi mantenere con un lavoro che mi diverte e mi appassiona e di stare a contatto con la natura, di non essermi sbagliata quando ho fatto questa scelta e di poter seguire la mia indole.

Per essere felice


Il mare, i pesci, la mia videocamera e le fasi lunari sono gli ingredienti della mia felicità.

 La prima cosa che pensi quanto ti svegli la mattina


 Oddio, sono pazza, cosa ci faccio qui?


Fai dei sogni

Dicono che tutti sognano, ma io non me li ricordo quasi mai. Quando me li ricordo mi sembrano talmente assurdi che cerco di dimenticarmeli.

Hai un messaggio da comunicare

Può sembrare una banalità, ma sono felice di vivere in un’epoca in cui esiste ancora la mia professione, e in cui in mare c’è ancora qualcosa di bello ed emozionante da vedere. Purtroppo, credo che non durerà a lungo.

Barbara e Luca sono titolari di Aqua Diving , diving center e centro escursioni a Nosy Be.


Hanno un sito internet: www.aquamadagascar.com , un blog: www.lovebubble.it e sono su Facebook alla pagine LOVE BUBBLE SOCIAL DIVING





Madagascar: dal vescovo di Moramanga un primo bilancio dei danni del ciclone Giovanna

Almeno 31 persone sono morte e quasi 250mila hanno subito danni

"Le acque dei fiumi sono salite e in molte parti della città ci sono state gravi inondazioni, le coltivazioni sono andate completamente perse, in alcuni villaggi si temono le epidemie, molte case (capanne o simili) sono crollate, una chiesa è stata scoperchiata e i tetti di diverse scuole sono volati via": questi i primi dati inviati all'agenzia Fides da mons. Gaetano Di Pierro, Vescovo di Moramanga, dove i danni causati dal passaggio del ciclone Giovanna, il 13 febbraio scorso, sono molto gravi. "Verso le 22,30 si è scatenato un vento che dopo poco è diventato impetuoso - racconta il vescovo -. Subito si è interrotta l'elettricità e la città è caduta nel buio. Impossibile mettersi in contatto con qualcuno, visto che si sono interrotte anche le comunicazioni telefoniche. Non si vedeva niente ma si sentiva che gli alberi venivano divelti come pure le lamiere di molte case. Non si poteva fare niente. E' stata una notte interminabile, che ho passato in preghiera, pensando alla povera gente che abita nelle capanne - riferisce mons. Di Pierro -. Verso le sei del mattino, alle prime luci, abbiamo intravisto i disastri sia in casa, sia alla cattedrale, sia alla Salle d'oeuvre che alla casa del parroco (in parte scoperchiate), ma era ancora impossibile uscire fuori a causa della violenza del vento. Quando il vento si è calmato sono arrivate le suore Piccole Figlie del S.Cuore, che mi hanno portato le prime notizie della loro comunità: una parte del tetto era saltata e disgraziatemente era caduta su una casa vicina, ferendo un giovane che dormiva nel suo letto. Fortunatamente sono riuscite a portarlo in ospedale dove gli sono stati prestati i primi soccorsi. E' accertata la notizia di un morto in un quartiere della città." Mons. Di Pierro aggiunge altre notizie sui danni subiti dalle strutture cattoliche di Moramanga. I padri Carmelitani della parrocchia di Ambarilava hanno visto la loro grande chiesa scoperchiata: le lamiere del tetto si sono letteralmente accartocciate. Le suore Salesiane lamentano che i tetti della loro scuola materna e del podio fisso per le manifestazioni, sono andati in frantumi. Le suore Ancelle di Santa Teresa hanno visto molti alberi della loro zona sradicati dalla furia del vento, e uno si è abbattuto anche sul loro muro di cinta. Le suore Piccole Serve del Sacro Cuore hanno riportato danni anche al loro ospedale. In tutte queste comunità sono andate distrutte le coltivazioni. Il vescovo è riuscito a mettersi in contatto anche con alcuni centri dei distretti missionari: "Sembra che la cittadina di Andasibe sia stata gravemente danneggiata a causa dell'esondazione di un fiume e per la caduta di molti alberi: diverse case sono andate distrutte e sono stati registrati 6 morti. La scuola di Mahasoa, del distretto missionario di Anjiro, è stata letteralmente scoperchiata. La stessa cosa è capitata anche alla chiesa protestante di Amboasary, appena costruita, e alla scuola statale di Andaingo". "Una cosa veramente incoraggiante è stato vedere che la gente si è data subito da fare per 'curare le ferite' dovute al passaggio di questo ciclone, senza aspettare gli aiuti" conclude mons.
Di Pierro. (R.P.)

Almeno 31 persone sono morte e quasi 250mila hanno subito danni in seguito al passaggio del ciclone Giovanna che ha colpito il Madagascar il 14 febbraio. Lo indica un nuovo bilancio provvisorio delle autorità malgasce, riferito oggi.
Il ciclone Giovanna, arrivato il 14 febbraio all'1 dalla costa est all'altezza di Brickaville, ha sferzato il Madagascar accompagnato da piogge e venti violenti. L'ultimo bollettino parla di 31 vittime, dieci a Brickaville e nove a Moramanga (115 chilometri a est di Antananarivo), ma anche in punti molto diversi dell'isola, secondo l'Ufficio nazionale di gestione dei rischi e delle catastrofi (Bngrc), l'organismo che coordina le informazioni e le operazioni di urgenza.

Questo bilancio resta alquanto provvisorio perché solo 169 comuni sui 686 che sarebbero stati colpiti, ossia un terzo dell'isola, ha fornito dati. Il Bngrc registrava d'altra parte 245 feriti e 248.737 sfollati, visto che sono state distrutte 44.470 abitazioni, 30mila delle quali a Vatomandry, a sud di Brickaville. A livello di infrastrutture, 23 scuole primarie pubbliche, una scuola privata e otto centri sanitari sono stati completamente distrutti.

Clima: anniversario Kyoto, con Lifegate 380 mln prodotti a Impatto Zero


1.000 aziende, 380 milioni di prodotti per un controvalore economico di oltre 3 miliardi di euro, 65 milioni di mq di foreste tutelate e 134.000 tonnellate di anidride carbonica compensata. Sono questi i risultati concreti del progetto 'Impatto Zero' di LifeGate, presentati in occasione dell'ultimo anniversario del protocollo di Kyoto.
Nata nel 2002, Impatto Zero e' stata la prima iniziativa per l'attuazione volontaria del protocollo di Kyoto.
Attraverso il progetto di LifeGate, infatti, e' possibile valutare e ridurre le emissioni di CO2 generate da qualsiasi prodotto o attivita' e infine compensare le emissioni inevitabili attraverso il sistema dei carbon credit, ossia contribuendo a progetti di efficienza energetica o alla creazione e tutela di foreste in crescita. Ad oggi il progetto e' attivo in Italia, Madagascar, Costa Rica, Panama, Bolivia, Nuova Zelanda, Argentina, Cambogia e - a brevissimo - Brasile.

Un progetto che ha avuto il merito di anticipare e concretizzare gli obiettivi del protocollo stesso (entrato in vigore solo nel 2005), offrendo ad aziende e persone la possibilita' di impegnarsi concretamente nella salvaguardia del pianeta e nella riduzione del proprio impatto ambientale.

''Il risultato piu' importante - spiega Simone Molteni, Direttore scientifico di LifeGate - e' la diffusione di consapevolezza sui cambiamenti climatici. Oltre ad aver sensibilizzato le aziende, la presenza del marchio Impatto Zero sui prodotti ha invitato per 380 milioni di volte i consumatori a ricordare che dietro ad ogni nostra azione esiste un impatto ambientale e che ognuno di noi puo' contribuire a ridurlo''. Risultati concreti non solo da un punto di vista ambientale, dunque, ma anche culturale. Grazie all'adesione di prodotti ed eventi di grandissima visibilita' - dai tour di Vasco Rossi e Ligabue fino ai libri di Harry Potter- il progetto di LifeGate e' riuscito ad entrare nell'immaginario comune.
''Mantenere viva l'attenzione sui cambiamenti climatici e' indispensabile anche oggi - avverte Molteni -. Se basta un inverno freddo per rimettere in discussione il riscaldamento globale significa che sono ancora in troppi a non aver capito la differenza tra l'andamento del meteo locale e i problemi del clima globale. E si tratta di un concetto veramente di base''.

Fonte: Agenzia di Stampa Asca




Si è concluso a Manoppello il Simposio dei Vescovi d'Europa e d'Africa


Con un pellegrinaggio al Santuario del Volto Santo di Manoppello si è concluso il secondo Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar (SECAM) and the Council of Episcopal Conferences of Europe (CCEE).

"L'evangelizzazione oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l'Africa e l'Europa", questo è stato il tema del Symposium iniziato il 13 febbraio 2012 a Roma presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, con gli interventi dei cardinali Polycarp Pengo e Angelo Bagnasco, rispettivamente, Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM) e Vice-Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE).
Le giornate di studio e di confronto sono state dirette ad approfondire e riflettere sui rilevanti problemi della Chiesa nei due Continenti, in un clima di amicizia che potrà essere utile per una migliore collaborazione sui temi della pace, dell'immigrazione, della libertà religiosa e della lotta alla prostituzione.
Per il cardinale ungherese Péter Erdc, "i vescovi europei ed africani vogliono affrontare insieme la sfida della nuova evangelizzazione, vivendo la fratellanza nella missione in modo più intenso. Una collaborazione che avviene sulla base di reciproci scambi. Mentre in passato molti missionari partivano dall'Europa per andare in Africa, oggi assistiamo anche a un movimento inverso, con sacerdoti, suore e laici consacrati che dall'Africa vengono in Europa. Abbiamo scoperto tante preoccupazioni comuni, ma ci impegniamo a collaborare nel campo della pastorale, della sanità, dell'educazione, nei problemi sociali. Del resto, il nostro continente ha bisogno di una iniezione di vitalità ecclesiale e questa vitalità può venire dalle giovani Chiese d'Africa".
Sulla stessa linea, il cardinale senegalese Theodore-Adrien Sarr, per il quale "gli immigrati africani potranno aiutare l'Europa a trovare nuova gioventù e freschezza nella fede per il futuro. Nel futuro gli scambi tra vescovi riguarderanno sempre più temi come l'educazione, la lotta alla povertà, la sanità, la formazione dei quadri dirigenti, il dialogo tra le religioni, il commercio delle armi, la tratta degli esseri umani, il debito estero e lo sfruttamento da parte delle compagnie minerarie". Questo percorso di impegno di comunione e solidarietà di mondi tanto diversi deriva dall'appartenenza alla medesima Chiesa, unita in Cristo.
Questo è il senso più profondo da ricercare nel pellegrinaggio conclusivo a Manoppello. È lo stesso Papa che, il giorno precedente, incontrando i vescovi partecipanti al Simposio non nasconde la complessità delle sfide che attendono la Chiesa di oggi, a partire dall'indifferenza religiosa. Nel richiamare l'autorità morale e l'autorevolezza che devono sostenerli nella loro azione pastorale, ha affermato che lo sguardo della fede fissato sul Cristo apre la mente e il cuore dell'uomo alla Verità Prima, che è Dio. Benedetto XVI ha inteso ulteriormente rafforzare il suo pensiero sottolineando che "un vescovo deve essere innamorato di Cristo".
Ecco che gli stringati comunicati ufficiali che prevedevano in fondo al programma appena un rigo per indicare il pellegrinaggio finale a Manoppello si riempiono di significati.
Il Santuario del Volto Santo ha accolto i vescovi in una insolita bianchissima cornice di neve. Non per questo hanno rinunciato ad salire sul colle Tarigni, percorrendo a piedi la Via Crucis. Ad ogni stazione le riflessioni sono state pronunciate da un vescovo diverso. Nella Basilica, l'arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, prima della solenne concelebrazione della messa, nel dare il benvenuto ai fratelli europei e africani, ha illustrato in italiano, inglese e francese, la straordinaria immagine del Volto Santo. Richiamandosi agli studi di P. Heinrich Pfeiffer, di Sr. Blandina Paschalis Schlomer, Andrea Resch, Paul Badde e Saverio Gaeta, ha affermato che è possibile "rispondere affermativamente e con sufficiente certezza morale a due domande che il Santo Volto pone: è il Velo qui custodito la Veronica venerata un tempo in San Pietro? E' questa la preziosa reliquia il sudario posto nel sepolcro sul volto del Cristo morto, come attesta il Vangelo di Giovanni?". Tali riflessioni sono state riprese anche in una lettera personalmente consegnata ai vescovi presenti.
Si tratta di valutazioni significative, che tengono anche conto, forse, che il Vaticano la scorsa estate in un comunicato stampa ha per la prima volta ammesso (a distanza di 484 anni), la scomparsa della Veronica durante il Sacco di Roma del 1527. L'incontro è stata l'occasione per meditare e pregare davanti al Volto Santo, illustrato in dettaglio dallo scrittore e giornalista tedesco Paul Badde. Molti vescovi non hanno nascosto la propria emozione. Una sensazione che ha accomunato mondi lontanissimi, dal vescovo dell'Islanda a quello del Sudafrica. Al termine della celebrazione l'arcivescovo del Ghana Charles Gabriel Palmer-Buckle ha ringraziato per l'accoglienza ricevuta chiedendo a Bruno Forte, a nome di tutti, che in occasione di ogni suo ritorno nella Basilica del Volto Santo si ricordi nelle sue preghiere dei vescovi europei e africani.
Allo stesso arcivescovo Charles Gabriel Palmer-Buckle, che ha fatto parte del nucleo ristretto dell'organizzazione del Symposium, ho chiesto quale fosse il significato per lui e per gli altri vescovi da attribuire al pellegrinaggio al Volto Santo. Il presule ghanese riflette profondamente, prima di rispondermi, che la spinta che viene dall'aver conosciuto il Volto Santo è quella di "predicare un Cristo vero, un Cristo vivo". Anche l'arcivescovo Bruno Forte, al quale chiedo quale sensazione abbia ricevuto dai partecipanti, mi conferma che "tutti sono rimasti profondamente colpiti dal pellegrinaggio a Manoppello".
Presente all'incontro anche Petra-Maria Steiner, che negli ultimi anni si è avvicinata agli studi sul Volto Santo, impegnandosi in una costante opera di divulgazione nei paesi di lingua tedesca. Da segnalare infine il saluto del presidente della conferenza episcopale polacca Jozef Michalik a Immaculata e Caterina, giovani suore giunte dalla Polonia e da alcuni mesi operanti a Manoppello". (antonio bini\aise)

Turismo:boom dei viaggi “porta a porta”



Negli ultimi tre anni sono cresciuti in media del 20% all’anno. Piacciono a persone tra i 30 e i 50 anni. La novità del 2012: i Tree Resort, esclusivi eco-hotel in cima agli alberi e in mezzo alla natura
Piacciono sempre di più perché garantiscono piena libertà, autonomia, ma soprattutto un confronto diretto, attorno  al tavolo di casa, con un bicchiere di vino o una tazza di tè. Li prediligono uomini e donne dai 30 ai 50 anni, appassionati di avventura, buoni conoscitori delle nuove tecnologie, ma che non disdegnano il fascino romantico di un viaggio relax lontano da tutti e da tutto.
In sintesi, questo è il profilo degli italiani che, sempre più, si rivolgono alle aziende della vendita diretta a domicilio che propongono soluzioni per il viaggio, il turismo e il tempo libero. Si tratta di una novità che sta riscuotendo un enorme successo. A rivelarlo è Univendita (Unione italiana vendita diretta a domicilio), l’associazione di categoria che raggruppa le aziende d’eccellenza nella vendita diretta che, tra le sue associate, ha l’azienda Cartorange, specializzata proprio nell’offerta di viaggi su misura a domicilio.
Negli ultimi tre anni, Cartorange ha aumentato del 20% all’anno il suo giro d’affari, contro una flessione annua del mercato dei viaggi di circa il 30%: «L’aumento dei servizi a domicilio anche nel settore dei viaggi -dice Gianpaolo Romano, amministratore delegato di Cartorange- non è un fatto casuale. Con internet la ricerca è diventata molto più veloce e variegata, ma richiede molto tempo perché tutti i tasselli si incastrino a dovere: orari degli aerei, prenotazioni alberghiere, noleggio auto, spostamenti.
Nelle tradizionali agenzie di viaggio, inoltre, è quasi sempre da mettere in conto l’attesa che, in molti casi, porta i potenziali clienti a desistere dall’organizzare un viaggio. Attorno al tavolo di casa propria, grazie alla consulenza di un incaricato preparato e professionale, all’altezza di ogni esigenza e naturalmente collegato con l’agenzia viaggi Cartorange, i clienti si sentono molto più coccolati, sicuri e soddisfatti».
I clienti che prediligono i viaggi su misura a domicilio sono persone che amano farsi costruire i viaggi al di là dei soliti “pacchetti” e che amano ricevere consigli per individuare mete e tipologie di viaggio aderenti ai propri interessi e alle proprie esigenze. Sono persone che hanno un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, appassionati di viaggi e di avventura, che amano le nuove tecnologie, e che adorano confrontarsi con i consulenti di viaggio capaci di dare loro risposte precise, puntuali e basate sulle esperienze personali.  
 Secondo Cartorange, i viaggi confezionati su misura spaziano dai semplici week-end, ai viaggi oltre oceano fino agli itinerari insoliti e avventurosi: «Stiamo riscontrando un notevole apprezzamento per le destinazioni calde, ma che possono associare momenti di relax a momenti di conoscenza e scoperta -continua l’amministratore delegato di Cartorange-; parliamo di località quali il Sudafrica, il Madagascar, le Mauritius, il Messico, Dubai e Oman, St. Barth. Viaggi nei deserti e nei campi tendati stanno riscuotendo un notevole apprezzamento.

Fonte: Agora News

 

Vendite a domicilio, si comprano anche i viaggi


Le vendite porta a porta piacciono ai consumatori. Sarà perché garantiscono piena libertà e autonomia o perché consentono un confronto diretto attorno al tavolo di casa. Qualsiasi sia il motivo, il dato imprescindibile è che si tratta, a dispetto della crisi, dell’unico sistema di distribuzione in Italia che piace e che ottiene sempre più apprezzamenti. Il 91% dei clienti della vendita diretta a domicilio si ritiene soddisfatto, mentre l’84,6% consiglierebbe ad amici e conoscenti di acquistare dalle aziende che effettuano vendita diretta a domicilio. A rilevarlo è Univendita (Unione italiana vendita diretta a domicilio) secondo cui in questo contesto si stanno affermando le aziende che propongono la vendita a domicilio di offerte turistiche. “L’azienda Cartorange, ad esempio, ha aumentato del 20% all’anno il suo giro d’affari, contro una flessione annua del mercato dei viaggi di circa il 30%: “L’aumento dei servizi a domicilio anche nel settore dei viaggi – dice Gianpaolo Romano, amministratore delegato di Cartorange - non è un fatto casuale. Con internet la ricerca è diventata molto più veloce e variegata, ma richiede molto tempo perché tutti i tasselli si incastrino a dovere: orari degli aerei, prenotazioni alberghiere, noleggio auto, spostamenti. Nelle tradizionali agenzie di viaggio, inoltre, è quasi sempre da mettere in conto l’attesa che, in molti casi, porta i potenziali clienti a desistere dall’organizzare un viaggio. Attorno al tavolo di casa propria, grazie alla consulenza di un incaricato preparato e professionale, all’altezza di ogni esigenza e naturalmente collegato con l’agenzia viaggi Cartorange, i clienti si sentono molto più coccolati, sicuri e soddisfatti”. I clienti che prediligono i viaggi su misura a domicilio sono persone che amano farsi costruire i viaggi al di là dei soliti “pacchetti” e che amano ricevere consigli per individuare mete e tipologie di viaggio aderenti ai propri interessi e alle proprie esigenze. Sono persone che hanno un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, appassionati di viaggi e di avventura, che amano le nuove tecnologie, e che adorano confrontarsi con i consulenti di viaggio capaci di dare loro risposte precise, puntuali e basate sulle esperienze personali.  
Oltre alle solite mete, Cartorange propone i Tree Resort veri e propri hotel ecologici costruiti sugli alberi per una vacanza a contatto con la natura, e il cielo, senza rinunciare a tutti i comfort degli alberghi più lussuosi ed esclusivi. I più apprezzati Tree Resort della nostra clientela sono quelli di Jardin Ville, in Madagascar, il Lake Manyara in Tanzania, lo Zululand e l’Ivory Lodge, in Sudafrica.
Fonte: Help Consumatori

Associazione Kiwanis Torino: raccolta fondi 8 marzo 2012


Comunicato Stampa inviato da Arione Roberto

Il Kiwanis è un'organizzazione di Service che esiste dal 1915 ed offre un Service agli altri i cui intenti sono "Servire i bambini del mondo". Creiamo e sviluppiamo autonomamente i nostri progetti per migliorare la qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie. Tra i progetti che il KIWANIS TORINO CENTRO ha scelto questa sera è il supporto alla Onlus " Bambini di Manina del Madagascar", la destinazione dei fondi è rivolta all'acquisto di riso e alimenti per i bambini di un area poverissima.





Manina è diventata un punto di riferimento per la popolazione, la sua attività è efficace perché capillare, senza troppe pretese. Sono molte le persone che ha strappato all'indigenza (e a volte alla morte) e che oggi vivono dignitosamente grazie a lei e al supporto dell'associazione da lei fondata.


Alcune realizzazioni effettuate dalla Onlus:

Le scuole sono più di 200, situate a Nosy Be e in Madagascar e ci lavorano più di 250 persone.
I bambini scolarizzati sono circa 12.000
Assistenza sanitaria: 6 ambulatori: 3 ambulatori a Nosy Be e 3 in Madagascar, con medici e infermieri, medicine gratuite. Visite annuali oculistiche e odontoiatriche.
Il Presidente, Roberto Arione







I neutrini non sono piu' veloci della luce









I neutrini non sono più veloci della luce. Le misure rilevate nel settembre scorso sarebbero dovute ad un'anomalia nel funzionamento degli apparati utilizzati per misurare la velocità dei neutrini.
 A scoprire l'anomalia negli strumenti di misura è stato lo stesso gruppo di ricerca italiano dell'esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso),  nel quale un fascio di neutrini viene 'sparato' dal Cern di Ginevra ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica nucleare (Infn). I ricercatori sono gli stessi che lavorano al rivelatore Opera e che esattamente cinque mesi fa, il 23 settembre 2011, avevano notato che i neutrini avevano superato la velocita' della luce.
A scoprire l'anomalia sono stati quindi gli stessi ricercatori che lavorano al rivelatore Opera e che esattamente cinque mesi fa, il 23 settembre 2011, avevano notato una discrepanza di 60 nanosecondi tra la velocità dei neutrini e quella della luce, a vantaggio dei primi. Proprio dalla collaborazione di Opera è atteso un aggiornamento, ma ad anticipare il dato è stata la rivista internazionale Science, che parla di un "errore" dovuto ad una "cattiva connessione" fra un cavo a fibre ottiche che collega al computer il ricevitore Gps utilizzato per misurare il tempo di percorrenza di neutrini. Dopo aver stretto la connessione, prosegue Science, i ricercatori hanno misurato il tempo impiegato dai dati a percorrere la lunghezza della fibra ottica ed hanno rilevato che questi venivano acquisiti 60 nanosecondi prima del previsto. Poiché questo tempo viene sottratto al tempo complessivo di percorrenza dei neutrini, questa anomalia sembra spiegarne l'arrivo più rapido. Saranno comunque necessari nuovi dati per confermare questa ipotesi.

EREDITATO, NON E' STATO UN ERRORE  - Non è stato un errore: per il fisico responsabile dell'esperimento Opera, Antonio Ereditato, "la fine non è ancora arrivata". Con la stessa prudenza con cui nel settembre scorso aveva insistito sulla necessità di verificare i dati, oggi è importante verificare se l'anomalia nel collegamento di una fibra ottica al computer sia davvero all'origine della misura che indicava i neutrini più veloci della luce. "Come abbiamo avuto i nostri dubbi all'inizio, li abbiamo ancora. Abbiamo lavorato intensamente per cerca la causa di questa anomali", ha detto all'ANSA Ereditato riferendosi alle prime misure secondo cui i neutrini battevano la velocità della luce. "Abbiamo fatto, rifatto e ancora rifatto tutti i test possibili e ogni volta si imparava qualcosa di più. Abbiamo cercato a tappeto, esaminando tutti gli aspetti possibili, e alla fine abbiamo trovato due effetti". Il primo riguarda la calibrazione dell'orologio atomico utilizzato nell'esperimento: una prima anomalia "a favore" delle misure di settembre, poiché in base ad essa i neutrini risultano essere più veloci. Il secondo effetto è invece in contraddizione con le misure di settembre: "é un effetto molto sottile, legato alla trasmissione del segnale dalla fibra ottica all'elettronica di acquisizione dei dati". In condizioni normali la connessione di questo cavo ha due stati: on e off. "Lo utilizziamo da anni e in passato ha sempre funzionato correttamente. Ma poi - ha spiegato Ereditato - è successo qualcosa per cui la connessione non era né accesa né spenta, ma in una posizione intermedia. Adesso - ha aggiunto - abbiamo il potenziale sospetto che questo effetto possa essere stato attivo mentre prendevamo i dati sui neutrini". 

Madagascar: alle donne e alle bambine ad Ariccia


In un arcobaleno di etnie che fanno del Madagascar un centro di culture e usanze molteplici, crogiolo di conoscenze e saperi tramandati oralmente da popoli africani, asiatici, arabi, polinesiani, nasce questa riflessione sulle esperienze che hanno accompagnato gli interventi di volontariato in questa terra lontana: il Madagascar. Donne e bambine portatrici di vita e di gioia, madri instancabili, madri nonne o madri bambine. Storie di donne e bambine malgasce che accolgono la vita con un sorriso. Un contributo di conoscenza che passo dopo passo avvicina il visitatore della mostra a comprendere la condizione di chi per genere è più fragile: le bambine e le donne che per prime subiscono gli abusi della povertà e dell'ignoranza.

L'iniziativa, che si svolgerà nella splendida cornice di Palazzo Chigi ad Ariccia dal 3 marzo all'8 aprile 2012, è organizzata da Gialuma onlus in collaborazione con il Comune di Ariccia e l'Associazione di ragazzi e ragazze di Fort Dauphin GialuMad, con il patrocinio di Provincia di Roma, Comune di Lanuvio, Comune di Genzano di Roma, Comune di Albano Laziale, Comune di Nemi, Ambasciata del Madagascar in Italia, Regione Anosy (Madagascar). L'idea di una mostra di vissuti malgasci "al femminile", nasce da ripetute esperienze che un gruppo di volontari italiani ha compiuto negli ultimi anni: Gialuma Onlus nasce nel 2004 dopo un viaggio di "solidarietà" sanitaria in Madagascar, presso il dispensario di San Vincent a Fort Dauphin. Un primo viaggio a cui ne sono seguiti tanti altri, fino alla creazione di un'associazione gemella in Madagascar fatta dai tanti ragazzi e ragazze di strada. 

A partire dalla raccolta di immagini di fotografi non professionisti, scattate durante le loro missioni, l'obiettivo dell'evento è quello di trasmettere a chi si sofferma sulle foto esposte in mostra la bellezza e il mistero del paese più ricco del mondo di fauna e di flora, di legni pregiati e di pietre preziose, di riserve idriche e di frutti unici, di spezie squisite e di mari ricchissimi e al contempo la tristezza della sua estrema povertà. Un paese in cui far nascere il proprio bambino è impresa ardua e farlo crescere è spesso una sconfitta che obbliga alla rassegnazione della morte per malattie ben curabili altrove. La mostra narra storie di bambine che nascono in un paese in cui crescere è difficile. La sanità a pagamento, come in tutta l'Africa, di fatto esclude le fasce più povere da ogni sorta di assistenza, mentre il cibo scarso, la mancanza di acqua potabile e l'assenza di un sistema fognario sono la causa di un tasso di mortalità infantile tra i più alti al mondo. Un paese in cui essere donne è una doppia condanna: sin da piccolissime le bambine non hanno infanzia e vengono caricate del peso della cura dei fratellini e poco dopo il primo sviluppo diventano madri con rischi grandissimi di gravidanze condotte su corpi ancora in accrescimento, spesso malnutriti e depredati dai parassiti e dalla malaria. La finalità delle iniziative organizzate nel contesto di questo evento, promosso dall'associazione Gialuma onlus, già premiata dal Presidente della Repubblica nel 2007, sarà finalizzato alla realizzazione della "Casa dei ragazzi e delle ragazze di Fort Dauphin" nel sud del Madagascar, un luogo dedicato all'educazione alimentazione e al sostegno scolastico, alla prevenzione delle malattie della povertà e delle gravidanze precoci. Un luogo per realizzare formazione professionale nel centro della città in cui l'associazione Gialuma ha già acquistato a questo scopo un appezzamento di terreno per realizzare la Casa dei ragazzi e delle ragazze. 

Durante il periodo della Mostra saranno organizzate iniziative musicali e culturali di giovani talenti finalizzate alla sensibilizzazione sulle tematiche dell'emarginazione femminile nel mondo. La Cena presso il Salone delle Feste del Palazzo con Festa dell'8 marzo sarà finalizzata alla raccolta di fondi per la realizzazione della "Casa delle ragazze e dei ragazzi di Fort Dauphin". La Mostra Evento "Madagascar: alle donne e alle bambine" è stata realizzata grazie al contributo di: Club Medici, Tacaro Tangenziale Castelli Romani, Delta Costruzioni, Romano Autogas, AccademySi Photo, Coro in Maschera, Centro Piamarta, Soluzioni Pubblicità Agostinelli, Banca Marche, Elettroroma Srl.
Fonte: Castellinews.it 

Il gusto agrodolce della rana


La pelle di alcuni anfibi secerne acidi biliari misti a zuccheri. Ma non si sa bene perché.

di Dave Mosher
Una rana del genera Mantella genus, endemica del Madagascar. Fotografia di Joel Sartore, National Geographic

Che la pelle di alcuni anfibi secerna sostanze chimiche (tra cui veleni e persino allucinogeni) era cosa nota. Oggi un nuovo metodo di studio ha permesso di identificare, sulla pelle di una rana del Madagascar, acidi e zuccheri mai riscontrati prima.

Finora per studiare le secrezioni delle rane i ricercatori le scuoiavano e macinavano i tessuti della pelle, per poi analizzarli ed estrarne soprattutto le tossine, che possono avere applicazioni in campo farmaceutico. Assieme a suo padre William, ingegnere elettronico, l'erpetologa Valerie Clark - già beneficiaria di un fondo di ricerca della National Geographic Society - ha messo a punto uno strumento elettrostimolante che estrae le sostanze chimiche dalla pelle delle rane senza ucciderle. "Nell'ultimo paio di decenni la tecnologia ha fatto passi da gigante", spiega la Clark, che ha completato di recente il suo dottorato alla Queens University di Belfast. "La nostra capacità di individuare e analizzare i composti chimici è molto migliorata, quindi possiamo fare molto di più con molto meno".

Grazie al suo stimolatore, la Clark è riuscita a isolare acidi biliari e zuccheri presenti, in proporzioni più o meno equivalenti, sulla pelle di alcune 
rane del genere Mantella, diffuse nel Madagascar. Queste sostanze non erano mai state rilevate prima con i metodi tradizionali, eppure la loro quantità è dieci volte maggiore di quella degli alcaloidi velenosi che pure compaiono sulla pelle degli anfibi.

Cocktail misteriosi

Ma perché queste rane secernono zuccheri e bile dalla pelle? Non è ancora chiaro.
Gli anfibi, spiega Valerie Clark, assumono gli zuccheri dalle formiche di cui si nutrono. Potrebbero "risalire" sulla pelle per proteggerla nell'ambiente umido in cui vivono le rane. "In tempi di guerra", prosegue la studiosa, "è accaduto che i soldati si strofinassero zucchero sulle ferite per prevenire le infezioni". E uno studio recente della Boston University sostiene che lo zucchero potrebbe aumentare l'efficacia degli antibiotici contro le infezioni batteriche.

Quanto agli acidi biliari, la studiosa ipotizza che abbiano una funzione protettiva contro i veleni secreti proprio dalle formiche che costituiscono l'alimento base delle rane. "Nell'uomo, gli acidi biliari aiutano a scomporre le sostanze tossiche e trasportarle fino ai reni per eliminarle. Penso che un giorno dimostreremo che nelle rane quegli stessi acidi trasportano gli alcaloidi velenosi verso la pelle, che provvede a sbarazzarsene".

Pillola amara

Alan Hofmann, un fisiologo che studia gli acidi biliari da quasi mezzo secolo, spiega che la loro presenza sulla pelle delle rane è un fenomeno pressoché inedito nel mondo animale. Finora era stato riscontrato solo nelle lamprede, ma in quei pesci gli acidi biliari sembra svolgano le funzioni dei feromoni, vale a dire sono una forma di comunicazione chimica.

Nelle rane velenose, invece, la bile potrebbe essere semplicemente un'arma in più nel loro già ricco arsenale di tossine. Gli acidi biliari, sostiene Hofman, sono "terribilmente amari": probabilmente contribuiscono a proteggere la rana rendendola disgustosa per i predatori. 

Fonte: National Geographic Italia

“Semplifica Italia"

Le idee dei cittadini diventate legge


E così ora il signor Augusto, tra le foto dei nipoti e i ricordi del viaggio di nozze, potrà incorniciare anche una pagina del decreto legge 5/2012, meglio noto come "Semplifica Italia". Sì perché l'articolo 7, quello che fa coincidere la scadenza dei documenti d'identità con la data di nascita dell'intestatario, praticamente l'ha scritto lui. Augusto è un pensionato sardo, ed è uno dei tanti cittadini che in questi mesi sono andati sul sito del governo e hanno inviato i loro suggerimenti per semplificare la burocrazia. Idee dal basso che Repubblica.it ha potuto leggere in anteprima e che, in un'iniziativa che non ha precedenti in Italia, si sono trasformate in commi di un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri.

La possibilità di inviare segnalazioni tramite il sito del ministero della Pubblica Amministrazione è prevista da alcuni anni, ma il precedente governo non se ne era servito. Da quando il ministro Patroni Griffi ha deciso di 
riportare in evidenza l'iniziativa  sulla homepage del dicastero, i suggerimenti dei cittadini sono arrivati a decine ogni giorno. Nel mare di idee, il governo ha trovato proposte di riforma che meritavano un approfondimento. E qualcuna è arrivata fino al testo finale varato da Palazzo Chigi.
"La mia proposta per semplificare la vita degli italiani è far coincidere la data di scadenza dei documenti con la data del proprio compleanno", aveva scritto il signor Augusto, dichiarando di aver mutuato l'idea dagli Stati Uniti. "E' una riforma a costo zero, ma utile ai cittadini". Detto fatto, il governo ha deciso che i documenti di identità rilasciati d'ora in avanti scadranno il giorno del compleanno del titolare.

Ma non è l'unico suggerimento di cittadini accolto nel dl Semplificazioni: tre dipendenti pubblici avevano inviato separatamente messaggi nei quali segnalavano l'uso insufficiente della posta elettronica certificata e delle comunicazioni telematiche tra le varie amministrazioni dello Stato. Sulla scorta di queste sollecitazioni, il decreto prevede la trasformazione in digitale di 7 milioni di comunicazioni, con un risparmio di 10 milioni di euro l'anno e tempi più rapidi per i cittadini. Dalle segnalazioni arrivate al sito nascono anche le semplificazioni per il rilascio delle patenti agli ultraottantenni e la nuova banca dati nazionale dei contratti pubblici.

I suggerimenti di cittadini trasformati in legge saranno pubblicati in una pagina del 
sito della Funzione Pubblica. "Ma la consultazione via web non è finita", garantisce a Repubblica.it il ministro Patroni Griffi. "Continueremo ad ascoltare i suggerimenti degli italiani anche per il percorso parlamentare delle semplificazioni".
Fonte: Repubblica.it

venerdì 17 febbraio 2012

Da guardiano di mandrie ad Assistente Sociale


La vera storia di Ignazio un siciliano in Madagascar 



Le origini
Nato ad Alcamo  da una famiglia di commercianti benestanti nel 1947.
Siamo nel dopoguerra e il commercio stenta a riprendersi, quindi mio padre decide di vendere le terre che possedeva e la casa per trasferirsi con la famiglia in  Toscana, dove intraprende una attività commerciale ed una agricola.
Anche in Toscana i tempi sono gli stessi, e  ancora una volta gli affari vanno malissimo ed allora mio padre vende ancora  tutto quello che possiede , paga i debiti che aveva contratto per sopravvivere con la famiglia e ritorna  in Sicilia con pochi spiccioli in tasca.
Ad Alcamo prende in affitto una casa di campagna  e  delle persone gli affidano delle mucche da latte e si dedica alla pastorizia con le mucche.
Quindi il sottoscritto all’età di 5 anni,  per aiutare la famiglia , si trova a fare il guardiano di mucche.
Questa volta le cose vanno meglio, la crisi del dopoguerra sta per finire, mio padre vende le mucche ed il terreno, che  nel frattempo aveva  comprato, ed apre una attività commerciale e nel giro di pochi anni diventano quattro i negozi gestiti dalla famiglia.

Ti sei sposato

Nel 1973 decido di prendere moglie, quindi cerco di rendermi indipendente ed apro una  mia attività  commerciale nel campo dell’alimentazione. Gli affari vanno bene, nascono due figli maschi che collaborano nella attività.  Ma un bel giorno  viene diagnosticato a mia moglie un male incurabile. Per prima cosa decido di vendere il mio discount  per meglio potere seguire la degenza di mia  moglie nei vari ricoveri ospedalieri.

Hai tentato il suicidio

Ero molto legato a mia moglie ed in un momento di sconforto, ho pensato di suicidarmi assieme a lei, ma nell’istante  che stavo mettendo in atto i miei propositi di suicidio, trovandoci  in macchina mentre tornavamo dalla chemioterapia, lei mi guarda, mi sorride, ed io rientro dai miei cattivi pensieri.  In quell’attimo ho deciso che dopo la morte di mia moglie, avrei dedicato la mia vita esclusivamente  ai bisognosi.


Il missionario

Dopo la morte di mia moglie, ho iniziato del volontariato presso un centro di accoglienza emigrati di Alcamo, e successivamente alla missione di Biagio Conti di Palermo, dove ho maturato l’esperienza di stare a contatto diretto  con i poveri  del terzo mondo. Appena ho preso conoscenza delle loro realtà ed un po della loro cultura, aiutato dal mio padre spirituale don Mariano Viola e da padre Mario Bonura, direttore ufficio missionario diocesi di Trapani, decido di partire assieme a due ragazzi, Tony e Lory, del M.G.M. di Trapani, per il Madagascar.

Il Madagascar

Partiamo da Milano il 19 giugno 2004, giorno della festa della patrona di Alcamo, a  cui chiedo protezione.
 Dopo 11 ore di volo atterriamo all'aeroporto di Ivato ad Antananarivo. Durante il viaggio abbiamo potuto ammirare l’alba, infatti dall’aereo abbiamo visto l’alba boreale uno spettacolo con quei colori fra azzurro del cielo, il rosso del sole e l’azzurro del mare.
Usciti dall’aeroporto ci incamminiamo verso la città e resto esterrefatto nel vedere tanta gente lungo la strada a piedi nudi, e anche se c’era una leggera pioggia, tutti andavano con delle ceste in testa e alcune donne erano in riva ad un ruscello a fare il bucato.  
Arriviamo all’arcivescovato di Antananarivo, dove troviamo ad attenderci suor Nive, una suora peruviana,  che avendo soggiornato per un lungo periodo in Italia, parlava bene  l’italiano.
Suor Nive ci porta nella nostra stanza e poi ci accompagna anche ad assistere alla Messa al Sacro Cuore, pranzo e visita della città. Restiamo ospiti per tre giorni.

Fianarantsoa

Siamo partiti alla volta di Fianarantsoa, con l’autista di Padre Zocco, che è il luogo dove abbiamo svolto il nostro lavoro di missionari. Percorriamo per andare a Fianarantsoa  450 chilometri in dieci ore. Lungo la strada il primo contatto con i ristoranti della strada  malgasci e con  il primo gabinetto malgascio è stato un trauma.  Comunque io e Tony abbiamo mangiato un poco di riso bianco, Lory non ha mangiato niente. Chiedo del bagno e trovo una casupola con una pedana e sotto era pieno di melma, ed una puzza tremenda, mi è passata la voglia di fare il mio bisogno. Arrivati a tarda sera a Fianarantsoa, siamo ospiti ad Ambalakilonga, una struttura di don Mazzi, dove troviamo ad attenderci, Stefano responsabile del centro,  Marina, Franco e Gavino collaboratori. Vi era ospite anche Silvia una ragazza di Milano  che aveva lasciato il mondo dorato  dello spettacolo per dedicarsi al volontariato.
Dopo le presentazioni ci accompagnano in un appartamentino, con i letti a castello, Silvia ci fa trovare un pacchetto di pastina, ed io avevo portato dei dadi da brodo, sognavamo una bella minestrina calda, ma troviamo i classici vermetti della pasta. Lory che era molto delicata nel mangiare, ma era digiuna sin dalla mattina mi chiede cosa fare, dico “per me io la mangio”, ed allora tolti i vermetti  tutti  abbiamo mangiato quella pastina, era ottima e l’abbiamo mangiata tutta.

La vostra occupazione

Gli alunni che stanno al centro , la maggior parte  provengono dall’orfanotrofio, frequentano la scuola professionale, e cercano di imparare un mestiere, alcuni fanno i muratori, altri  i falegnami ed altri ancora  gli elettricisti. Io, essendo agronomo, anche se non ho mai  esercitato, ma avendo la passione per l’agricoltura, mi dedico ad insegnare le tecniche agricole italiane. Soprattutto la potatura degli alberi che in Madagascar si sconosce. Ho insegnato presso la scuola, ma anche in alcune strutture della diocesi, e mi hanno anche mandato nei villaggi dei contadini. Mi sono anche  occupato di assistenza domiciliare degli ammalati gravi soli e abbandonati della parrocchia don Bosco di Fianarantsoa.

Adesso

Ebbene adesso, visti anche gli anni che incombono,  dopo tanti anni di sacrifici dedicati ai derelitti e bisognosi mi sono ritirato a vita privata, curandomi il mio orticello, anche se spesso non mancano le occasioni di andare presso le varie sedi missionarie e rivedere i tanti ragazzi e le suore e i preti con cui ho collaborato per tanti anni, e spesse volte mi vengono ancora chieste delle consulenze sull’agricoltura.
Queste visite sporadiche mi danno l’occasione per continuare con opere benefiche la mia missione.
Ho locato una piccola casa malgascia ad Antsirabe, dove conduco una vita semplice,  continuo a cucinare con il carbone e spero di passare gli anni che mi restano nella pace nella tranquillità e nella preghiera. 
Ignazio siciliano di Alcamo