lunedì 14 novembre 2011

Honduras, affari in porto


Il progetto delle città charter: paradisi fiscali mete di investimenti.



Nei sogni degli imprenditori più spietati, forse esisteva già un luogo senza barriere, sottratto alla sovranità degli Stati e alle regole della finanza internazionale. Una sorta di Eldorado dove dirottare non solo i propri investimenti, ma anche attrarre capitali all’infinito con la promessa di sviluppo per il Paese ospitante. Un eden neoliberista, dove l’unica legge è la libertà economica.



                                          RECORD DI POVERTÀ. 
Ora, pare che i tempi siano maturi. In Honduras il sogno potrebbe presto diventare realtà, nonostante il Paese fatichi a uscire dall’isolamento dovuto al golpe del 2008 e sia intrappolato in una crisi atavica che lo mantiene al secondo posto (65% degli abitanti sotto la soglia di povertà) dopo Haiti nella classifica dei più poveri del continente.
Sono 75 mila gli honduregni che ogni anno emigrano negli Stati Uniti in cerca di lavoro e il presidente Porfirio Lobo punta alla
 charter city nella speranza che serva da volano per l'economia locale e da tampone contro l'emorragia di forza lavoro. Per realizzare il progetto, a luglio il governo ha addirittura cambiato la Costituzione e ora il parlamento è impegnato nei lavori per promulgare una legge organica sulle costituite “Regioni speciali di sviluppo”. 
Con la recente modifica la Carta honduregna rende possibile la creazione di aree - fino a una disponibilità massima di 1.000 chilometri quadrati - in cui viga un sistema misto, a metà strada tra la zona franca e il paradiso fiscale. 
Le condizioni base sono la scelta di un territorio disabitato, la libertà di ingresso e uno statuto garantito da uno Stato neutrale. E poi il bilinguismo e la libera circolazione di tutte le valute oltre alla lempira, la moneta nazionale.
INVESTIMENTI STRANIERI. 
I governi e gli imprenditori stranieri saranno invitati a investire nella costruzione della prima area sulla costa atlantica tra la baia della città di Trujillo e la biosfera della Mosquitia.
Oltre ai vantaggi fiscali, gli investitori avranno l’opportunità di contribuire alla nascita e al consolidamento di un’economia basata sul sistema bancario, sui servizi, e sull’industria informatica, navale e aeronautica. La
 ciudad modelo godrà poi di un’assoluta autonomia amministrativa. Magistratura, polizia e corpus legislativo saranno completamente autonomi.
LE TEORIE DI ROMER. 
Richiamando i modelli di Hong Kong e Singapore, la charter city si basa sulle teorie dell’economista americano Paul Romer, convinto che la creazione nei Paesi in via di sviluppo di un modello “perfetto”, aperto al mercato internazionale, nonché gestito e finanziato dall’esterno, possa servire da leva per lo sviluppo. Nel 2008, Romer aveva convinto le autorità del Madagascar a sposare le sue teorie e solo il sopraggiunto colpo di Stato ne ha impedito l’applicazione. Il candidato al Nobel aveva anche proposto la trasformazione della base americana di Guantanamo, a Cuba, in una charter city sotto il controllo canadese.

L'ENCLAVE ILLUMINATA. 
La sua idea è sconfiggere il sottosviluppo e la corruzione in Africa e America Latina partendo da un’idea fin troppo semplice: le cattive regole e le istituzioni deboli, sostiene l'economista, sono il maggiore ostacolo alla crescita economica dei paesi del Terzo mondo. E solo un’enclave «illuminata», situata all’interno dello Stato da educare, può servire per uscire dall’impasse.
Un'idea che, «come il suo creatore è al confine tra il rivoluzionario e il pazzo», ha commentato l’economista dello sviluppo William Easterly.
Ma l'idea è piaciuta così tanto che il governo honduregno, già da mesi, è impegnato in una massiccia campagna per convincere la popolazione che la città-stato risolleverà le sorti del Paese.
I partiti di opposizione, in Honduras, hanno ricordato che il modello di Hong Kong, città sotto l’impero britannico fin dal 1842, non ha nulla a che vedere con la costruzione ex-novo di un centro nel cuore all'interno di un Paese, povero, isolato e dipendente dalle importazioni.
Inoltre, nel rapporto sulle “Regioni speciali di sviluppo” consultabile sul sito del governo honduregno - in cui si fa un gran parlare di migliaia di nuovi posti di lavoro, di sviluppo del turismo, di crescita dell’economia - non si fa alcun riferimento alle modalità di redistribuzione della ricchezza né alla partecipazione diretta del popolo honduregno.

IL NUOVO SFRUTTAMENTO. 
Per questo, il progetto dell'avamposto neoliberista nella terra che fu dei Maya ricorda più lo sfruttamento occidentale - e nordamericano in particolare - subito dal Sudamerica. Esattamente un secolo fa, il fondatore della United fruit Sam Zemurray e il suo vassallo locale Manuel Bonilla (fondatore del Partido Nacional oggi al potere) furono gli artefici delle politiche che svendettero l'Honduras settentrionale alle compagnie bananiere statunitensi.

ECOSISTEMA E DIRITTI A RISCHIO. 
Il sospetto è che un’operazione come quella promossa da Romer possa tramutarsi in una nuova dipendenza, anche perché la flessibilità fiscale e lo scarso controllo di Tegucigalpa potrebbero portare nella charter city una netta precarizzazione del diritto del lavoro, indiscriminati vantaggi fiscali e la sospensione delle più elementari garanzie democratiche.
Il progetto, inoltre, travolgerebbe un’intera etnia, i garifuna, che da oltre due secoli abitano la costa nord del Paese. Le spiagge e le foreste pluviali in cui vivono verrebbero espropriate, e poco o nulla resterebbe del delicato ecosistema dell'area.

«UNO STATO NELLO STATO». 
L’autonomia amministrativa, infine, mettrebbe in discussione la sovranità dello Stato sui territori prescelti, tanto che il deputato German Leitzelar, membro della stessa maggioranza che ha approvato il progetto, ha parlato di «Uno Stato nello Stato».
Difficilmente le zone franche potranno risolvere i problemi cronici dell'Honduras, dove solo tre anni fa un colpo di Stato ha stravolto l’ordine democratico e in cui la violenza e la povertà dilagano. Tanto per rendere l'idea, nel 2010 si sono registrati 73 omicidi su 1.000 abitanti (tra i tassi più alti al mondo) e il 19% della popolazione non ha avuto acceso all’acqua potabile.
Eppure la nuova Eldorado del neoliberismo è già in cantiere. E qualche imprenditore in Europa o negli Stati Uniti, intanto, sta già facendo i conti.
Fonte: .lettera43.it


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