domenica 27 febbraio 2011

Il parco macchine

di Freeanimals
Negli anni Sessanta in Italia ci fu il boom economico. Alcuni pensano che, sia i periodi di crescita, che le crisi economiche, siano pilotate, indotte e pianificate dalle élites che comandano il mondo. Ovviamente, lo farebbero per trarre guadagni sia dall’una che dall’altra situazione. Comunque sia, negli anni Sessanta, il sogno degli italiani era quello di comprare la FIAT Seicento. Migliaia di operai facevano gli straordinari per mettere da parte i soldi per comprarsela. E mentre banchieri, petrolieri e industriali dell’auto, facevano sparire i prototipi di auto elettrica o a idrogeno, inducevano milioni di potenziali clienti maschi a desiderare l’auto come una specie di status simbol, esattamente come inducevano le donne a desiderare la pelliccia di visone. Prima, mangiare carne tutti i giorni e guidare l’automobile, era prerogativa dei ricchi. Poi, grazie forse anche alle idee socialiste, le classi subalterne vollero appropriarsi dei simboli esteriori della ricchezza, cioè vollero dare la scalata alle caste superiori. Passare di grado. Il risultato fu che il consumo di carne aumentò, con tutto il suo strascico nefasto di malattie, le cosiddette malattie del benessere, e le automobili diventarono accessibili a tutti (Wolkswagen significa auto del popolo).
Fece una certa impressione, sull’opinione pubblica italiana, sapere che l’Autostrada del Sole venne a costare un miliardo di lire al chilometro. Cifre da capogiro! Migliaia di ettari di terreno agricolo e forestale furono sacrificati per costruire nastri d’asfalto e migliaia di morti, feriti e invalidi ogni anno si cominciarono a pagare alla nuova divinità su quattro ruote. Fenomeno che non ha mai avuto momenti di pausa e che continua tuttora. Un pensiero pietoso va, da parte mia, anche alle migliaia di animali di tutte le specie, schiacciati inesorabilmente il più delle volte da automobilisti privi di coscienza, oltre che frettolosi. Con l’avvento dell’automobile, si diede inizio allo smantellamento del Pianeta, se consideriamo anche i pozzi petroliferi e gli incidenti delle navi cisterna. Oggi, a testimoniare che non c’è stata nessuna saggia inversione di tendenza, tre quarti della pubblicità televisiva concerne nuovi modelli d’auto e i pubblicitari creativi non sanno più cosa inventarsi. La benzina non ha mai smesso di aumentare di prezzo, con ritmo quasi quotidiano, cosa che viene accettata con rassegnazione. Se un extraterrestre sbarcasse sulla Terra, basterebbe questo quadro allucinante per spingerlo a concludere che la specie umana si comporta in modo semplicemente folle. E, ciò nonostante, l’auto continua ad esercitare un fascino perverso su milioni di individui, così nel Primo, come nel Terzo Mondo. Che succederà quando tutti i cinesi avranno la macchina? Si chiedeva un giornalista tempo fa. Assisteremo forse all’esaurimento delle riserve di petrolio, prima del previsto, altre migliaia di ettari di foreste saranno abbattute e l’intera economia mondiale collasserà. Forse si faranno anche guerre per il petrolio, benché già se ne facciano, mascherate dietro il pretesto della Democrazia. Ormai siamo nelle mani dei cinesi! Che hanno imparato dai capitalisti le cose peggiori e hanno tralasciato le migliori, se mai qualcosa di buono, nel capitalismo, ci sia stato.  Una delle due cose che mi stupirono e mi fecero suonare un campanello dall’allarme nel cervello, quando venni in Madagascar per la prima volta nel 2003, fu vedere in giro per la capitale un numero consistente di fuoristrada con diciture familiari: UNICEF, World Food Program, ecc. L’altra cosa che mi meravigliò fu vedere dei ragazzi che se ne andavano in giro bellamente con la faccia barbuta di Osama Bin Laden stampata sulla maglietta: le torri gemelle erano state abbattute solo due anni prima e la ferita era ancora fresca, almeno nelle coscienze degli occidentali.  Negli anni seguenti riuscii a distinguere i vari enti e a farmi una specie di catalogo mentale di tutti i fuoristrada con le insegne sulla fiancata, cioè non di proprietà di utenti privati. La tendenza non ha mai avuto interruzioni e ultimamente si vedono in giro perfino i costosissimi Hummer, benché senza marchi d’appartenenza, che sono di per sé un insulto ai poveri. Ma anche i 4 x 4, prevalentemente giapponesi, che recano la dicitura dell’ONU o di altre agenzie umanitarie, così come vengono usati, non mi sembra soddisfino le esigenze per cui sono sorte determinate strutture governative. Quelli che vedo io sono quasi sempre occupati da una sola persona e viaggiano vuoti, senza materiali o merci di sorta, spostandosi per motivi che a me rimarranno sempre imperscrutabili. A mio modesto parere, i soldi delle tasse di americani ed europei, destinati a combattere la fame nel Madagascar (ma ho il sospetto che la stessa cosa succeda anche nel resto dell’Africa), potrebbero essere impiegati meglio che non acquistando costosi mezzi a motore, che consumano grandi quantità di carburante.
L’andazzo è generale perché non solo il denaro che giunge dall’estero, sotto forma di aiuti umanitari, viene trasformato in fuoristrada, ma anche il denaro del P.I.L. del Madagascar, ovvero le tasse pagate dai contribuenti malgasci, viene usato per comprare mezzi a quattro ruote motrici, ad uso e consumo di funzionari privilegiati. Quelli che si vedono più spesso, almeno nel sud, sono i fuoristrada dell’agenzia per la lotta alle cavallette, seguiti in graduatoria da quelli del ministero dei parchi e delle foreste e da quelli dell’I.R.D., l’istituto di ricerca sullo sviluppo. Mi sono sempre chiesto, dato che le cavallette rappresentano una fonte di cibo per gli abitanti della brousse, durante i periodi di carestia, perché il governo gliele avvelena? E, se vengono effettuate irrorazioni di insetticida, non potrebbe capitare che la popolazione della boscaglia, ignara, mangi cavallette contaminate? La gente viene avvisata tempestivamente delle irrorazioni? E riguardo ai fuoristrada in dotazione agli addetti ai parchi nazionali, non sarebbe meglio comprare meno Mitsubishi e stampare più libri e guide naturalistiche da mettere a disposizione dei visitatori, visto che perfino il parco più famoso, quello di Ranomafana, nel centro visite non ha un solo manuale naturalistico che sia uno?  E, ciliegia sulla torta, è davvero necessario creare addirittura un istituto di ricerca su come si fa a sviluppare un’economia povera? A me sa tanto di uffici parassitari dal valore e dall’efficienza pari allo zero e mi viene il sospetto che i funzionari del Terzo Mondo, in fatto di ministeri e uffici dove alloggiare scaldapoltrone, abbiano imparato da noi. Comode nicchie dove pochi fortunati passano il tempo guadagnandosi uno stipendio senza troppa fatica. Al ministro Brunetta, se venisse in Madagascar, verrebbero i capelli dritti, probabilmente.  Grazie a Dio, non è sempre così. Suor Clemenza, di etnia Merina, a cui ho tenuto un corso di italiano, si sposta con un pick up, con tanto di autista, sulla cui fiancata c’è il simbolo di Raoul Follereau , fondatore dell’omonimo istituto per la lotta alla lebbra, e quel fuoristrada la porta ogni giorno al lavoro in ospedale a Tulear, dove fa l’infermiera, e settimanalmente a Betioky, dove ha fatto costruire un dispensario, con i soldi arrivati dal Vaticano. E dunque, per una volta tanto, posso testimoniare che quel mezzo viene usato a fin di bene, come i soldi giunti da Roma per costruire il dispensario. In quel caso si può proprio dire che il fuoristrada viene usato come Dio comanda!
Ma non penso si possa dire la stessa cosa del pick up che vidi l’undici marzo 2008 ad Ankilibe: sulla portiera c’era il marchio della Wildlife Conservancy, ma passò davanti al mio bungalow portando un gruppo elettrogeno e alcune casse acustiche, che dovevano servire per la festa di quel venerdì sera. Non posso fare a meno di chiedermi se le persone che in Occidente si sono iscritte a quella associazione, e pagano la quota annuale, avessero mai immaginato che i loro soldi sarebbero serviti per far ballare gli abitanti di un villaggio di pescatori Vezo. Se mi chiedessero dei soldi per iscrivermi a un’associazione che si prefigge lo scopo di conservare la vita selvaggia (traduzione testuale della dicitura) e poi venissi a sapere che li usano per far divertire dei pescatori, mi sentirei come minimo preso in giro e vedrei il mio scetticismo aumentare, facendomi perdere ogni fiducia nell’umanità in genere e nelle sedicenti associazioni naturalistiche in particolare. Idem con i fuoristrada del WWF e di Birdlife, sui quali non posso esimermi dal sospetto che vengano impiegati più per le comodità di chi li ha in gestione, che non per salvaguardare i biotopi naturali e le specie di uccelli in via d’estinzione. E, anche in questo caso, gli iscritti paganti delle due associazioni potrebbero avere qualche obiezione da sollevare su come si usano i loro soldi. Gira e rigira (come fanno i fuoristrada), è sempre una questione di soldi e siccome in Italia, grazie ai servizi di Striscia la Notizia e ad altri articoli di denuncia di giornali vari, siamo abituati a pensar male (e a indovinare?), oltre che a condannare gli sprechi, viene spontaneo per le nostre menti smaliziate, immaginare forme di peculato ovunque. Tuttavia, non mi stupirei se i malgasci che guidano tali automezzi, quelli che li hanno comprati e coloro che comunque li hanno in uso, non avessero la percezione di commettere qualcosa di sbagliato e non ci vedessero nulla di male a servirsi di tali mezzi per i loro usi privati, anziché per quelli dell’associazione. In tal caso, se manca la consapevolezza di commettere un illecito, non si può, di conseguenza, accusarli di corruzione e interessi privati in atti d’ufficio. Se nessuno glielo spiega, come si fa a condannarli?
Dell’UNICEF si vedono tantissimi 4 x 4 in circolazione, ma nelle scuole vengono appesi manifesti in cui s’invitano i bambini a lavarsi le mani e quindi non tutto il denaro che arriva in Madagascar per l’infanzia finisce in fumo, con i gas di scarico dei fuoristrada. Anche dell’USAid si vedono tanti lussuosi 4 x 4, ma in compenso molte ragazze possono ottenere a modico prezzo le pillole anticoncezionali e quindi non tutto il denaro donato dal contribuente americano finisce in fumo, se si ammette che il controllo delle nascite sia cosa buona e giusta. A questo riguardo, una domanda che mi ha sempre frullato in testa è: come mai la Chiesa Cattolica condanna il preservativo e non le pillole contraccettive? Mi sembra inspiegabile, se si pensa che quelle pastiglie potrebbero avere ripercussioni di tipo ormonale sulla salute femminile, mentre il condom non ha controindicazioni.
Ma queste, in fin dei conti, sono quisquilie. Ciò che disturba la coscienza di noi occidentali è vedere sperequazioni sociali così stridenti, con milioni di poveri che faticano a tirare avanti, anche in senso letterale (penso soprattutto ai conducenti di pousse pousse) e qualche migliaio di funzionari governativi, o affini, che si spostano comodamente su molleggiati fuoristrada. La cosa è aggravata dal fatto che, sia il governo centrale, che le amministrazioni comunali, invece di sistemare il manto stradale, operazione che andrebbe a vantaggio di tutto il popolo, si preoccupano di dotare i propri funzionari di macchine a quattro ruote motrici, creando così una casta di privilegiati. Anche senza avere una visione marxista del mondo, è un comportamento che merita di essere considerato per quello che è: un’ingiustizia. Purtroppo, non si vede all’orizzonte alcuna inversione di tendenza. Viene in mente il libro “A testa in giù”, di Eduardo Galeano , che i lettori di AIM hanno già incontrato e che descrive come i rapporti tra le persone ricche (o furbe) e quelle povere (o impoverite), appartengano a un mondo alla rovescia. Storto. Voluto e costruito da chi detiene il potere economico. E questo ribaltamento del buon senso e della giustizia impera ovunque, non solo in Madagascar.
                                                              Freeanimals

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