mercoledì 5 ottobre 2011

Il voto per gli italiani all’estero: un diritto oltre le polemiche

Il voto per gli Italiani all'estero ha sempre generato forti perpessità e dato origine ad aspre polemiche sin dalla sua cogitazione nel lontanto 1968.
Questo diritto, di fatto già contenuto nella Costituzione della Repubblica Italiana, che garantiva il voto degli italiani purché votassero in Patria, è stato reso possibile grazie all'impegno di uno dei più caparbi politici italiani: l'ex Ministro Mirko Tremaglia.
Dopo questo incipit non potrò più scrivere in modo freddo e distaccato, per aver  vissuto in prima persona parte dell'importante battaglia e conquista.
Ricordo Mirko prima di tutto come compagno di partito, io ero un ragazzino militante del movimento giovanile e lui uno degli indiscussi pezzi grossi del partito con un pallino fisso: garantire un diritto costituzionale, quello del voto per gli Italiani all'estero, grazie al voto per corrispondenza. Bergamo era il suo quartier generale e per anni andavo e venivo da quella località, per informarmi sulla proposta di legge ed offrire il mio contrubuto, organizzando nella mia città natale la raccolta firme di appoggio all'iniziativa. In quel periodo la proposta di legge che la Camera dei Deputati aveva approvato, fu sbarrata al Senato per l'opposizione del PDS (Partito dei Democratici di Sinistra antenato dell'attuale PD) e della Lega Nord. Era il 1993 e quella battaglia era cominciata nel 1968 con l'istituzione, da parte di Tremaglia, dei Comitati Tricolore per gli Italaini nel Mondo, con la finalità di garantire questo diritto di voto. Vent'anni dopo nel 1988 venne approvata la legge 470 del 27 ottobre, sempre di Tremaglia, sull' Anagrafe e Censimento degli italiani all'estero, che ha rappresentato un grande passo in avanti.
Si dovrà però aspettare il 2001 per la definitiva promulgazione della legge n 459 del 27 dicembre 2001 che garantiva di fatto il voto per  
corrispondenza agli italiani iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero. Una bella vittoria che per Tremaglia coronava la battaglia di una vita. In quell'anno stavo gia vivendo in Brasile e ricevetti la notizia direttamente da Bergamo. Per me il voto per gli italiani all'estero ha rappresentato un passo avanti verso una democrazia più matura ed ampia. Il 2006, prima elezione dove  è stato possibile votare per gli Italiani residenti all'estero, ha però rappresentato per Tremaglia una sconfitta politica personale: l'elettore che ha ottenuto il diritto non ha retribuito degnamente il benefattore e la lista che lo stesso Tremaglia aveva presentato non ha raccolto i voti sufficienti per mostrare ai propri compagni di partito e coalizione la sua utilità. È chiaro dunque, in vista dei fatti, che la tanto sudata legge Tremaglia trovi tuttora forti ed accaniti oppositori, da un lato la stessa coalizione di governo della quale faceva parte l'ex Ministro, includendo gli stessi compagni di partito che, leggendo meramente i risultati elettorali, hanno considerato lo sforzo di Tremaglia un buco nell'acqua.  Da citare poi , il nemico di sempre: la Lega Nord, partito fortemente radicato nell'Italia del Nord che ha sempre criticato la legge Tremaglia sotenendo che debbano votare ed esser votati solo cittadini che paghino le tasse in Italia. È stato messo in discussione tanto il diritto stesso come il suo metodo di applicazione. Io sono convinto del fatto che il metodo possa esser migliorato, per evitare sopratutto la compravendita del voto, cosa molto comune in Brasile, ma questo non può esser il preteso per la negazione di un diritto. Il diritto è stato conquistato con una battaglia di mezzo secolo e  non è di fronte a problemi tecnici o al basso profilo morale di politici ed elettori che possiamo pensare ad una sua soppressione. Purtroppo non tutti i politici italiani la pensano allo stesso modo, basti ricordare che nell’ultima proposta di riforma costituzionale presentata dall’On.Calderoli (Lega Nord) si pensa alla soppressione della sudata conquista. Altre proposte meno drastiche vengono da più parti, riporto di seguito quanto attinto dal sito dell’Agenzia Parlamentare aggiungendo il mio punto di vista: “La proposta di legge dell’On. Marco Zacchera (Pdl) prevede una riduzione del numero dei partecipanti all’estero alle consultazioni elettorali, preferendo una maggiore garanzia della regolarità del voto e una partecipazione di chi ha effettivo interesse alla vita politica italiana. La facoltà di voto per corrispondenza, nel testo di Zacchera, diventa un’opzione al pari di quella di recarsi direttamente a votare in Italia e vengono istituiti appositi seggi presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane. Viene inoltre centralizzata in Italia la stampa dei plichi necessari all’esercizio del voto per corrispondenza, in modo da rendere possibile il riscontro di quelli non utilizzati e di limitare i costi ai soli elettori che hanno effettivamente scelto questa modalità di voto. La proposta di legge Zacchera introduce anche il requisito minimo, per i candidati in liste della Circoscrizione Estero, di tre anni di residenza all’estero e iscrizione all’Aire, l’Anagrafe per gli Italiani Residenti all’Estero.”                                                    Commento: interessante il render il voto per corrispondenza una facoltà affiancandolo alla possibilità di recarsi in Patria a votare.                                          ”L’On. Giuseppe Angeli (Fli) ha presentato due proposte di legge sull’argomento: la prima (A.C. 3275) abolisce il voto per corrispondenza e istituisce seggi presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane, la seconda (A.C. 3232) introduce il requisito di almeno dieci anni ininterrotti di residenza per acquisire l’elettorato passivo nella Circoscrizione Estero.”                                                                          Commento: eccessivo l’esiger dieci anni di residenza all’estero per acquisire l’elettorato passivo. ”L’On. Gianni Farina (Pd), invece, riduce da quattro a tre le ripartizioni continentali, con un'estensione dell'area europea e un accorpamento all'America settentrionale dell'area Asia e Oceania, e da due a una le preferenze esprimibili.” Commento: è ingestibile una campagna elettorale in aree geografiche così estese e dalle problematiche molto diverse. “L’On. Antonio Razzi (Idv) ha invece presentato una proposta di legge che affianca alle opzioni esistenti la possibilità di voto in appositi seggi costituiti presso le Ambasciate e i Consolati ed estende agli italiani all'estero anche l'elettorato passivo per le circoscrizioni elettorali nazionali.” Commento: interessante ed auspicabile, come tutto ciò che si fa per estendere e non restringere il diritto di voto.                                                                                                        A distanza di un decennio dalla conclusione di quella lunga battaglia per garantire agli Italiani all’estero un importante diritto politico anche io sono del parere che si possa migliorare qualcosa. In primis  sono per la conservazione del diritto di voto alle amministrative per gli italiani nati in Italia: ritengo che un Italiano nato in Italia, indipendentemente dal fatto di vivere all’estero ed esser iscritto all’AIRE, debba conservare il diritto di voto per le amministrative (comuni, provinciali, regionali). Sono di questo parere  perché dobbiamo considerare che molti Italiani hanno scelto di vivere lontano dalla terra d’origine per ragioni non sempre dipendenti dalla loro volontà, molti italiani vivono all’estero proprio per problemi legati alla politica amministrativa e malgestione (pensate ai comuni o regioni d’alta incidenza mafiosa o di forte persecuzione politica); è giusto dunque che questi cittadini possano dare il proprio contributo al cambiamento di determinate situazioni locali.                       Vorrei inoltre sottolineare che molti problemi pratici dell’esercizio del voto sono superabili con gli strumenti tecnologici oggi esistenti come ad esempio l’urna elettronica. È giusto dunque concepire il voto come un diritto che ogni italiano può esercitare sempre ed ovunque del resto non è nulla di nuovo rispetto a quello che recita la nostra costituzione:
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art.3 – Costituzione Italiana)
Marco Stella
Fonte: lombardinelmondo.it

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