mercoledì 12 ottobre 2011

Lingua Madre: parlano tutte le donne del mondo


Le vincitrici domenica a Portici di Carta

C'è Irene che è europea ma si sente comunque straniera. C'è Elisa che va a cercare le sue radici in Vietnam e Jacqueline che in Madagascar si chiamava Nambena. Sono Irene Barbero Beerwald, Elisa Muscarello e Jacqueline Tema, tre delle sette vincitrici di "Lingua Madre" che domenica 9 ottobre, ore 10, in piazza San Carlo, per Portici di Carta, parleranno dei loro racconti e delle loro storie personali insieme all'ideatrice del concorso Daniela Finocchi: "Combinazione vuole che quest'anno ci siano state tre torinesi tra le premiate", nota. Il 28 ottobre uscirà "Lingua Madre duemilaundici", volume di 296 pagine in cui sono raccolti 58 brani di alcune delle 270 partecipanti, A pubblicarlo è la Seb27, casa editrice torinese che insieme alla Finocchi, curatrice del libro, da sei anni permette alle donne straniere di esprimersi: "Anche se molte delle partecipanti hanno continuato a scrivere, il nostro obiettivo non è scoprire talenti ma dare voce a chi spesso non l'ha", spiega l'ideatrice di "Lingua Madre".

Il risultato è un affresco vivido, reale e sincero, capace di andare oltre i luoghi comuni e stereotipi, ponendo il lettore nei panni delle protagoniste e permettendogli di capire il loro cambiamento. Come il racconto "Strano, estraneo, straniero" della tedesca Barbero Beerwald, classificata seconda al concorso: "Spiega come certe sensazioni accadano al di là del fatto di essere extracomunitaria o europea. Basta essere stranieri per vivere certe situazioni molto simili", spiega la Finocchi. Dal racconto della Barbero Beerwald emerge anche la storia di una famiglia, la sua, abituata alle migrazioni: dalla Germania alla Russia, quindi il Brasile, la Spagna e poi l'Italia: "Ho camminato in un solco tracciato per me da generazioni di migranti", sintetizza l'autrice. La giovane Elisa Muscarello, classe 1986, premiata dalla giuria popolare del concorso, ha dedicato il racconto "La terra materna" al viaggio in Vietnam, alla ricerca delle radici della madre vietnamita, narrato sotto forma di lettera al genitore.
Jaqueline Tema, premio speciale del Rotary Club Torino Mole Antonelliana, ha scritto "Due infanzie per Nambena" per spiegare le due vite vissute da questa giovane insegnante arrivata a Torino dal Madagascar quando aveva solo dodici anni: "È la sua storia personale, di lei che arriva da bambina da quest'isola africana nella fredda città. Ci sono degli episodi particolari che ben sottolineano il cambiamento come il mettersi le scarpe, ma c'è anche l'abbandono dei genitori per poi ritrovare una nuova famiglia", sintetizza la curatrice del libro.
di ANDREA GIAMBARTOLOMEI
Fonte: La Repubblica

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